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Scuola, è l’ora di scegliere i test rapidi

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Siamo alla vigilia della riapertura della scuola e vi è un gran fermento sulle misure da adottare per intervenire qualora vi sia in classe un sospetto di contagio. La scelta da fare a quel punto è tra il tampone, il tampone rapido e i test sierologici. Qual è la differenza tra le tre scelte possibili.

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I vari tipi di test
Il più affidabile nel ricercare il genoma del virus rimane il tampone. Il prelievo viene fatto dal naso e dal cavo orale. Il campione viene quindi portato in laboratorio e qui dopo otto ore si può ottenere il risultato. Se però vi sono arretrati da refertare, i risultati possono essere consegnati anche nell’arco di qualche giorno. Il costo si aggira intorno ai 17 euro. Il tampone rapido invece ricerca l’antigene del virus, vale a dire la proteina spike. Il prelievo avviene sempre da naso e gola. Il campione così ottenuto, viene versato in uno stick, e la risposta avviene in circa 15 minuti. Questa metodica riesce a rilevare soltanto il 60/70 % di positivi. Il costo è di circa 13 euro. Il test sierologico si fa attraverso il prelievo di alcune gocce di sangue dal polpastrello del dito di una mano. Si versano su di un kit, e si ricercano gli anticorpi prodotti contro il coronavirus. Il limite è dato dalla finestra di 10 giorni. Pertanto il risultato potrebbe dare dei falsi negativi. Il vantaggio è che il risultato si ha nell’arco di pochi minuti.


Quale test scegliere
Con le porte della scuola prossime ad aprirsi, la scelta tra la precisione del test e la praticità si pone. A questo dilemma hanno risposto una decina tra virologi, immunologi ed epidemiologi italiani. Hanno preso posizione sostenendo l’uso dei test rapidi, che danno la risposta in un quarto d’ora e sono anche facilmente utilizzabili e reperibili. Anche se qualche caso di positività può sfuggire. In cambio della praticità.


Il vantaggio dei test rapidi


Spiega Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica dell’università di Padova: «Immaginiamo un bambino con la febbre a scuola. Fare il tampone tradizionale vorrebbe dire mandare tutti a casa e chiudere fino al risultato. Il test rapido permetterebbe di tornare in aula in mezz’ora, se negativo, senza allarmare inutilmente genitori e Asl».
Soprattutto se si tiene in considerazione che durante l’inverno un bambino può ammalarsi spesso, avere qualche linea di febbre. Se si facessero i tamponi ad ogni bambino, si correrebbe il rischio di gettare nel caos tutte le scuole.
I test rapidi, invece, hanno il pregio di far decidere immediatamente chi può restare in classe e chi deve tornare a casa.
Certo hanno il limite di non riconoscere immediatamente tutti gli infetti. «Rilevano soprattutto i positivi con carica virale alta. Negli altri i risultati potrebbero essere mediocri. La sensibilità dei tamponi tradizionali è fino a dieci volte più alta», dice Carlo Federico Perno, microbiologo del Bambino Gesù di Roma. Pertanto potrebbero sfuggire al test i soggetti che hanno poca carica virale. «Ma può darsi che la carica virale sia bassa perché l’infezione è recente» continua Perno. «E nel giro di uno o due giorni anche chi è negativo diventi contagioso». In questo caso l’esame andrebbe rifatto dopo 24/ 48 ore.


La risposta delle Regioni
Nel frattempo le varie Regioni si stanno organizzando in maniera differente. Sui test rapidi si sono attrezzati Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. Altre Regioni preferiscono rafforzarsi sui tamponi tradizionali. In attesa che arriveranno nel prossimo futuro test rapidi e con una migliore risposta. Presto i kit, infatti, potrebbero essere addirittura prodotti in Italia.

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