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Coronavirus, la NAC potrebbe limitare la fibrosi polmonare

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NAC : E’ in corso di valutazione lo studio italiano sulla sua efficacia antiossidante nella fibrosi polmonare da Sars-Cov-2.

L’utilizzo di una molecola antiossidante chiamata NAC (n-acetil-cisteina) potrebbe limitare il progredire della fibrosi polmonare causata dal Sars-Cov-2. Lo ha affermato all’ERS International Congress 2020 Luca Richeldi della Fondazione Policlinico A. Gemelli Ircss e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Secondo il Professore “Lo sbilanciamento del meccanismo di regolazione ossidanti-antiossidanti è uno dei fattori che contribuiscono alla progressione della patologia nei pazienti affetti da fibrosi polmonare.  Per il suo trattamento sono oggi disponibili due farmaci in grado di ridurre la progressione della malattia. La Nac, attualmente in fase di sperimentazione, potrebbe rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica per questi pazienti. L’infezione da coronavirus SARS-Cov-2 può scatenare una nuova forma di fibrosi polmonare e perciò si cercano nuovi fermaci per la terapia.  In questa direzione è in corso di valutazione uno studio italiano per verificare l’efficacia e la sicurezza della NAC somministrata per via orale rispetto al placebo in pazienti con anamnesi di infezione da SARS-Cov-2 e fibrosi polmonare. Uno dei potenziali vantaggi di questo approccio terapeutico è dato dal fatto che la Nac è un farmaco con ottimo profilo di sicurezza, già ben conosciuto dalla classe medica”.

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Cos’è la fibrosi polmonare
La fibrosi polmonare è una malattia cronica dei polmoni, ad andamento progressivo. Il tessuto polmonare diventa fibrotico, quindi perde l’elasticità e la funzione di scambio respiratorio (ossigeno-anidride carbonica). Ciò comporta una perdita della capacità da parte del polmone di diffondere l’ossigeno nell’organismo.Essa viene distinta in fibrosi polmonare idiopatica e in fibrosi secondaria.


Le cause della fibrosi
La prima è dovuta a cause sconosciute. La fibrosi secondaria è data principalmente da cause come l’inquinamento ambientale e lavorativo, come inalazione di polvere di asbesto e di silice. Da malattie del tessuto connettivo (lupus eritematoso, sclerodermia). Da infezioni polmonari frequenti, che si manifestano principalmente con broncopolmoniti, e malattia interstiziale del polmone. Dovute ad inalazione di polveri contenenti batteri o miceti, patogeni che possono causare una polmonite da ipersensibilità, la cui reazione porta a fibrosi.
Il fumo di sigaretta, è un altro fattore importante che aumenta il rischio di fibrosi polmonare.


I sintomi della fibrosi polmonare

Essa si presenta nel giro di 6 mesi, con fiato corto da sforzo, che man mano progredisce fino a presentarsi con dispnea a riposo, associata a tosse secca, stizzosa, persistente e non produttiva.
Possono presentarsi altri sintomi non specifici, come la perdita di peso, febbricola, affaticamento e dolori artromuscolari.


La diagnosi della fibrosi polmonare
Per determinare la diagnosi di fibrosi, inizialmente si esegue la radiografia del torace che deve essere associata alla TAC polmonare ad alta risoluzione.

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La terapia
Non esiste ad oggi una terapia farmacologica codificata: si usano normalmente cortisonici, immunosoppressori, antifibrotici. In attesa di conoscere il risultato dello studio con la NAC. Sicuramente il paziente, se fumatore, deve assolutamente smettere di fumare.

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