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Cani, come educare il nostro cucciolo peloso a stare da solo in casa

cani addestrarli a stare a casa

Alcune facili indicazioni possono rendere il nostro amico peloso sereno e sicuro di rimanere in casa da solo. L’esperienza di un appassionato

Mia figlia quando le ho regalato un cucciolo di Jack Russel, fortemente desiderato, aveva appena 12 anni. Quel nuovo compagno peloso ha avuto da subito un effetto straordinario su tutta la famiglia. Intanto, è riuscito ad attirare l’attenzione su di sé, in maniera quasi spasmodica. Come bisognava trattarlo, cosa dargli da mangiare, dove farlo dormire, come fare la pulizia dei denti, quando portarlo dal veterinario. Una presenza piena, insomma, e che ci riempiva di gioia. Ricambiata da quel cucciolo peloso, vivacissimo, sempre desideroso di attenzioni e di coccole. E che non voleva mai restare da solo. Men che meno accettava che chiudessimo la porta di casa, con lui rimasto dentro ad aspettarci. Era un abbaiare e guaiti di tristezza continui, che ci lasciavano in pensiero per tutto il tempo che si stava fuori. Al ritorno in casa, la gioia era incontenibile. Oltre a farsi riempire di carezze, sgambettava per tutta la casa sino allo sfinimento. Ma, purtroppo, insieme al ritrovato umore, scoprivamo scarpe e vestiti disseminati per la casa. Probabilmente era il suo modo di stare in contatto con noi. Ma certamente non era un comportamento che si poteva tollerare. E quindi ci siamo posti il problema di come potevamo ovviare a questa situazione. Il primo passo, quindi, è stato quello di rivolgerci ad un amico con molta esperienza, che ci ha dato alcuni consigli.

Sad labrador portrait


COME COMPORTARSI
Il primo è stato quello di utilizzare una parola unica, da parte di tutti i componenti familiari, che valesse come un segnale di tranquillità, al momento di uscire. Noi scegliemmo la parola “ciao, torno presto”. Detta con tono tranquillo e rassicurante. E sì. Perché i cani sanno leggere i nostri stati d’animo e i nostri piccoli movimenti del viso, degli occhi e del nostro corpo. Pertanto, se il messaggio viene dato con serenità, il peloso lo recepisce come qualcosa di rilassante, che non gli crea ansia. Lo predispone al meglio.
Il secondo punto è stato quello di pensare ad una gratificazione. Dopo aver pronunciato la parola chiave, si richiudeva la porta, incuranti delle sue esternazioni. Alcuni minuti più tardi si ritornava con un biscottino che a lui piaceva molto. Il “premio”, dato solo in questa precisa occasione, era accompagnato da carezze e coccole. Oltre che con parole di apprezzamento dette con tono sereno e pacato.
Questo esercizio è durato per oltre una settimana. Dopodichè, al biscottino abbiamo sostituito solamente parole di apprezzamento, come “bravissimo”, “bellissimo”.
Ciò nella ferma convinzione che anche il nostro compagno peloso, ha la capacità di reagire a degli stimoli, interiorizzando alcuni comportamenti. In questo modo si ha la possibilità di evitare di trattare il quattro zampe come un automa, che risponde soltanto a dei premi.
Il peloso deve cioè fare sua la convinzione che, in questo caso, se rimane in casa da solo, non è per sempre, ma solo per un periodo limitato. Rendendolo, quindi, consapevole di non essere stato abbandonato.

Dog peeking behind the door


Il CONDIZIONAMENTO POSITIVO
Adottare, infatti, il cosiddetto «condizionamento positivo», attraverso un premio, è certamente importante ed anche comodo. Ma è un’azione che coinvolge soltanto una parte dei nostri amici pelosi. Quella più superficiale, che è anche la più accessibile. Educare, invece, i nostri amici pelosi a svolgere determinate azioni e ad assumere certi comportamenti, è molto più coinvolgente. Perché si ha la certezza di essere entrati nella sua mente e che quindi vi sia da parte del peloso una intima convinzione di fare una determinata azione. E non perché sia conseguente ad un premio da ricevere.
Credendo in quest’approccio, ho potuto constatare dopo qualche settimana, che ogni volta che si usciva di casa, ripetuta la parola di rito con fare tranquillizzante, non siamo stati più accompagnati da guaiti strazianti. Ma semplicemente da un saluto con la coda, e dagli occhietti vispi. Al nostro ritorno, l’accoglienza festosa era la stessa, ma senza più trovare il guardaroba manomesso. Insomma, senza più dargli il biscottino di premio, si era intimamente convinto che saremmo tornati da lui, e perciò era più sereno.

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