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Alzheimer, come la dieta mediterranea influisce sul declino mentale

Alzheimer: come influisce la dieta mediterranea

Questo perché – come evidenziato da uno studio- la dieta mediterranea  influenza la presenza di batteri intestinali protettivi.

Uno studio ha messo in correlazione la dieta mediterranea con il microbioma intestinale umano. La University College di Cork ha condotto questo lavoro per verificare l’importanza della dieta mediterranea che ha sul declino cognitivo degli anziani. Lo studio ha evidenziato come la dieta mediterranea abbia una notevole infuenza sul microbioma intestinale. Si è, infatti, potuto constatare come dopo un anno di dieta mediterranea si siano riscontrati un numero sufficiente nell’intestino, di quei batteri utili per invecchiare bene. Non solo. Ma si è potuto rilevare anche una forte riduzione di quei batteri che agiscono sui processi infiammatori diffusi, che possono potenzialmente essere dannosi per un invecchiamento sano. Questi batteri, difatti, possono accelerare il declino delle funzioni mentali e di fragilità legati al passare degli anni.

Un solo anno di dieta mediterranea riporta pertanto il microbioma intestinale ad una presenza ottimale

Microbioma e dieta mediterranea

Un solo anno di dieta mediterranea riporta pertanto il microbioma intestinale ad una presenza ottimale. Determinando così un effetto frenante sul declino dovuto all’avanzare degli anni. Tutto ciò, inoltre, non è di pertinenza e a vantaggio solo di una determinata popolazione. Ma il risultato finale è comune a tutti coloro che seguono la dieta mediterranea per un anno. A prescindere in quale parte del pianeta essi abitano. Ed è indipendente anche dall’età della persona. Lo studio, infatti, ha preso in esame oltre 600 persone di età compresa tra i 65 e i 79 anni di età. Provenienti da paesi diversi come la Francia, Olanda, Polonia, Italia e Gran Bretagna.

Sono stati suddivisi in tre gruppi. Il primo ha preso in considerazione soggetti che avevano già una situazione di fragilità. Persone che presentavano, cioè, debolezza, astenia, che non gli consentivano di fare una camminata normale ed agevole. Oppure avevano una diminuita forza prensile delle mani. Il secondo gruppo era costituito da 151 persone già con un possibile rischio di fragilità. Il terzo gruppo, il più numeroso, era in condizione di non fragilità.

A tutti i partecipanti allo studio è stato analizzato il microbioma intestinale all’inizio ed al termine del trattamento dietetico della durata di un anno. A circa la metà delle persone è stato imposto di continuare il loro regime alimentare abituale. Il resto dei partecipanti hanno invece adottato la dieta mediterranea. Abbondante cioè di pesce, frutta fresca e secca, ortaggi, fagioli, ceci, verdura, olio di oliva. Venivano contemporaneamente ridotte al minimo l’assunzione di carne rossa e di grassi saturi.

Gli elementi principali di una dieta mediterranea: pesce, frutta fresca e secca, ortaggi, fagioli, ceci, verdura, olio di oliva

I fattori positivi della dieta mediterranea
Al termine dei dodici mesi dall’inizio dello studio è stato analizzato il microbioma dei partecipanti. Gli studiosi hanno potuto constatare che le persone che avevavo seguito la dieta mediterranea avevano modificato il proprio microbioma intestinale. Hanno, infatti, riscontrato in essi una aumentata presenza di batteri buoni. Quelli, cioè, che in altri studi sono stati connessi ad un invecchiamento buono,a mancanza di fenomeni di fragilità proprie dell’età. Oltre che ad un mantenimento delle buone funzioni cognitive e mentali, e ad assenza di processi infiammatori.Il fatto che più evidenziano gli autori dello studio è che il cambiamento del microbioma è stato osservato in maniera simile in tutti i partecipanti allo studio. E ciò indipendentemente dal luogo di origine dei soggetti. Ma solo in funzione della dieta mediterranea che hanno adottato per 12  mesi, e che ha permesso di riequilibrare il rapporto tra batteri cosiddetti “buoni” e “cattivi”.

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