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Oncologia Salute

L’immuno-oncologia è più efficace riscaldando il microambiente tumorale

Paolo Ascierto

A Napoli  la decima edizione del “Bridge”, convegno internazionale sulla immunotherapy

Nella Regione Campania sono stimati circa 1100 nuovi casi di melanoma nell’anno 2019.

L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G.Pascale di Napoli è all’avanguardia mondiale nella ricerca per la battaglia al melanoma.

Difatti sono stati portati avanti degli studi che hanno dimostrato come facendo diventare caldo il microambiente tumorale si migliora l’efficacia dell’immuno-oncologia. Rendendo possibile ottenere risposte positive anche in pazienti che hanno fallito un precedente trattamento con anti-PD-1/PD-L1.

Lo studio

I risultati di questi studi sono presentati a Napoli, al convegno internazionale Immunotherapy Bridge, organizzato dalla Fondazione Melanoma.

 
“I risultati ottenuti sbloccando il ‘freno’ del sistema immunitario, costituito dai recettori CTLA-4 e PD-1, sono importanti. E, considerando tutti i tumori, circa il 50% dei pazienti risponde alle terapie immuno-oncologiche. Che, utilizzate da sole o in combinazione, hanno profondamente modificato lo standard di cura del melanoma e di altre neoplasie. –– Quanto afferma Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del Pascale di Napoli -.

Vogliamo aumentare l’efficacia dei farmaci immuno-oncologici per superare i meccanismi di resistenza, che impediscono a circa il 50% dei pazienti di beneficiarne.

Una delle chiavi si trova nel microambiente tumorale, cioè nell’ambiente in cui le cellule malate vivono.

Il microambiente caldo (infiammatorio) risponde alle terapie immuno-oncologiche perché contiene cellule del sistema immunitario. Quello freddo invece sviluppa resistenza perché è privo di infiltrato linfocitario.

Le strategie immediate della ricerca mirano proprio a modificare il microambiente freddo. Ad esempio utilizzando proteine che giocano un ruolo chiave nella difesa dell’organismo (Toll-Like Receptor Agonist), in sequenza con un’altra molecola immuno-oncologica, ipilimumab”.

La Regione Campania

La Regione Campania è stata la prima in Italia a fornire gratuitamente a tutti i pazienti la combinazione di due molecole, nivolumab e ipilimumab. Questo perché l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), le aveva lasciate in fascia C, senza rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

“Si è creato in questo modo un grave danno per i pazienti colpiti da melanoma – sottolinea il prof. Ascierto -, soprattutto per i cittadini con metastasi cerebrali. Circa il 40% del totale, per i quali questa combinazione ha evidenziato risultati importanti: il 70% delle persone è libero da recidiva a 2 anni”.

“Recentemente proprio il ‘Pascale’ è stato identificato come primo istituto in Italia per il trattamento del melanoma. Vogliamo mantenere questo primato e i pazienti hanno il diritto di accedere subito alle terapie salvavita- afferma Attilio Bianchi, Direttore Generale dell’Istituto Pascale -. L’immuno-oncologia rappresenta una delle priorità del nostro Istituto, che vanta un’esperienza che non ha eguali a livello internazionale. Circa il 20% dei nostri pazienti viene da fuori Regione a testimoniare l’eccellenza raggiunta”.

L’immunoterapia


“Le due vie verso cui si sta indirizzando l’immuno-oncologia – afferma Ascierto – sono il trattamento adiuvante. Cioè subito dopo la chirurgia, con l’obiettivo di evitare le recidive. E quello neoadiuvante, prima della chirurgia. Per poi interrompere la cura una volta raggiunta la risposta completa”.

Anche nel melanoma avanzato sono stati fatti grandi passi avanti grazie alle terapie mirate, efficaci in presenza di una mutazione genetica.

“Il primo step nel trattamento della malattia metastatica è la valutazione dello status mutazionale – continua Ascierto -. Il 40-50% dei melanomi cutanei presenta una mutazione del gene BRAF. Alterazione che identifica quei pazienti che possono beneficiare del trattamento con la combinazione di terapie mirate. Ad esempio encorafenib/binimetinib, dabrafenib/trametinib e vemurafenib/cobimetinib, in grado di prolungare la sopravvivenza globale”.


Non solo nel melanoma


“Nell’ultimo decennio, al ‘Pascale’, sono state condotte più di 120 sperimentazioni sul melanoma. Per un totale di oltre 3.000 pazienti coinvolti – sottolinea Gerardo Botti, Direttore Scientifico dell’Istituto partenopeo -. L’immuno-oncologia rappresenta oggi lo standard di cura non solo nel melanoma ma anche in altre neoplasie in stadio metastatico. Dal tumore del polmone non a piccole cellule, al linfoma di Hodgkin, al carcinoma a cellule renal. Fino a quelli della testa e del collo e al tumore di Merkel. E sono in corso studi sulle neoplasie gastrointestinali, della vescica, del fegato, del seno, dell’esofago, e in molte altre”.

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