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La tecnica di «taglia e cuci» del Dna per curare il tumore al polmone: primo intervento su un uomo in Cina

Fonte: Corriere della Sera Salute

Adriana Bazzi

Le cellule immunitarie del malato, modificate con la tecnica Crispr-Cas9, sono poi state trasferite nello stesso paziente. Altri dieci malati pronti per la sperimentazione. Anche gli Stati Uniti inizieranno nel 2017 un processo analogo

La rivoluzionaria tecnica di «taglia e cuci» del Dna, chiamata in sigla Crispr-Cas9, è stata applicata, in prima assoluta, su un uomo per curare un tumore del polmone molto aggressivo. L’esperimento, pubblicato su Nature, è stato condotto da un gruppo di ricercatori cinesi della Sichuan University di Chengdu (una regione della Repubblica Popolare vicina al Tibet, forse più nota per il suo centro per la riproduzione dei panda) e apre la strada a una competizione scientifica fra Cina e Stati Uniti, che è stata definita «Sputnik 2.0», : paragonabile, cioè all’impresa della Russia negli anni Cinquanta per la conquista dello spazio, in contrapposizione con l’America. Quest’ultima, è benvenuta, secondo gli esperti, convinti che porterà a risultati importanti nella cura delle malattie.

Curare il cancro

Primo obiettivo: il cancro. Non è la prima volta che si manipola il materiale genetico di cellule umane, in particolare quelle del sistema di difesa immunitario del paziente, per stimolarle a combattere il tumore. Questo metodo, ad esempio, è stato sfruttato, con successo, per curare certe forme di leucemia infantile. Ma i cinesi hanno fatto il balzo in avanti, utilizzando la tecnica Crispr-Cas9, recentemente scoperta, quasi per caso, da ricercatori francesi e americani, che studiavano i batteri dello yogurt: la metodica è in grado di eliminare geni difettosi (eventualmente sostituendoli con quelli sani) tagliando con estrema precisione il Dna in punti prestabiliti. E’ una tecnica semplice e versatile, anche se, quando si manipola il Dna, occorre sempre procedere con estrema cautela.

La tecnica sperimentale: come funziona

Ecco allora che cosa hanno fatto i cinesi, guidati dall’oncologo Lu You della Chengdu University. Primo: hanno prelevato cellule del sistema immunitario del paziente affetto da tumore (si tratta di linfociti, cioè globuli bianchi). Secondo: hanno utilizzato la Crispr-Cas9 come un bisturi di precisione per tagliare ed eliminare, in queste cellule, un gene che produce una proteina chiamata PD-1 (è una proteina che funziona da “freno” sulle cellule immunitarie, cioè neutralizza la loro capacità di aggredire le cellule tumorali e di distruggerle). Terzo: hanno moltiplicato queste cellule “modificate” in laboratorio. Quarto: le hanno iniettate nel paziente (affetto da un tumore metastatico cosiddetto non a piccole cellule) con l’idea che, queste cellule, senza più “freni inibitori”, siano in grado di aggredire il tumore. E’ il primo paziente di uno studio clinico che ha preso il via sempre a Chengdu e che prevede di trattare dieci pazienti.

La terapia genica

La scelta del gene da eliminare è interessante: si tratta, infatti, di quel gene (PD-1 appunto) che codifica per una proteina contro la quale sono diretti i nuovissimi farmaci immunoterapici per la cura del cancro: sono quegli anticorpi monoclonali che “tolgono il freno” all’attività delle cellule immunitarie, rendendole di nuovo capaci di difendere il paziente dal tumore. Questi farmaci sono oggi in grado di aumentare (e di molto) la sopravvivenza di pazienti con tumori “difficili” come il melanoma (il primo a essere curato con queste nuove molecole) e molti altri. Adesso ai farmaci si affianca la terapia genica con Crispr-Cas9.

Presto sperimentazione anche negli Usa

I cinesi sono partiti prima, dopo aver ricevuto l’approvazione da parte del comitato etico dell’ospedale di Chengdu, nel luglio scorso. Ma anche gli americani stanno pianificando una sperimentazione clinica, con la stessa tecnica, per modificare tre geni coinvolti in una serie di tumori, che prenderà il via nel 2017. Uno dei supervisori è Carl June dell’University of Pennsylvania a Philadelphia.

Il tema dei costi

«Strategia eccitante», «I presupposti scientifici, perché la tecnica funzioni, ci sono tutti», sono i commenti degli esperti. Ma ogni nuova terapia deve essere sottoposta a sperimentazioni e validazioni scientifiche per quanto riguarda, per esempio, schemi di somministrazione, efficacia, effetti collaterali. Soprattutto quando si parla di manipolazione del Dna. E poi c’è il problema dei costi, oggi sempre in primo piano. E’ vero che la ricerca deve andare avanti, ma è legittimo porsi fin da subito il problema: chi potrà permettersi in futuro queste terapie? Già oggi l’accesso ai farmaci antitumorali non è per tutti.

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