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Oncologia Salute

L’intervento chirurgico può favorire la diffusione del tumore?

Vera Martinella

Fonte: Corriere della Sera Salute

La possibilità che l’operazione o la biopsia aumentino l’espansione della massa tumorale quando viene «toccata» dal chirurgo è tra i dubbi più frequenti. Questa la risposta di Paolo Delrio, past president della Società Italiana di Chirurgia Oncologica

Non è raro che si crei confusione su cosa può provocare un tumore: esistono teorie oggi superate che continuano a tornare «a galla» e numerosi «falsi miti» duri a morire nonostante la scienza abbia ampiamente dimostrato che si tratta di bufale prive di ogni fondamento.E poi ci sono delle domande ricorrenti, dubbi che nascono dal «sentito dire» o che hanno un fondamento, per i quali esiste una risposta provvisoria o definitiva, che però non sempre viene fornita in modo chiaro. È il caso di un timore che spesso viene sussurrato a bassa voce: durante la biopsia o l’operazione per rimuovere un tumore è possibile che la massa cancerosa venga «rotta», così che le cellule maligne finiscono per diffondersi ad altre parti dell’organismo?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Delrio, responsabile dell’Unità di Oncologia Chirurgica Colorettale all’Istituto Nazionale Tumori di Napoli – Fondazione Pascale e past President della Società Italiana di Chirurgia Oncologica.

Il tumore non va manipolato

«La capacità di un tumore di diffondere in altri organi grazie alla proliferazione delle cellule maligne costituisce il fondamento delle tante paure che la malattia tumorale genera – dice Delrio -. Tra queste la possibilità che la diffusione aumenti quando la massa tumorale viene “toccata” è tra le più frequenti. Razionalmente è corretto pensare che il tumore non vada manipolato ed effettivamente, in alcuni casi, la rottura di una massa neoplastica può avvenire durante un intervento chirurgico non correttamente eseguito. La competenza del chirurgo è fondamentale e si basa sulla conoscenza dei principi della chirurgia oncologica che prevede l’asportazione dell’organo (o di parte di esso) contenente il tumore facendo in modo che la malattia non venga esposta. In alcuni casi però la malattia è già presente sulla superficie dell’organo, come avviene ad esempio per i tumori dell’apparato gastrointestinale che perforano spontaneamente il viscere dove si sono sviluppati. In queste situazioni alla chirurgia si può associare l’utilizzo di trattamenti chemioterapici all’interno della cavità addominale che aiutano a ridurre il rischio di diffusione delle cellule tumorali (chemioipertermia).

Nessuna preoccupazione pr la biopsia

«Altra preoccupazione comune – aggiunge Delrio – è che la biopsia (il prelievo di un frammento tumorale) possa facilitare la diffusione tumorale. La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato che non c’è diffusione di cellule nel tragitto percorso da un ago da biopsia, anche nel caso di utilizzo di aghi di maggiore dimensioni che non prelevano solo pochi elementi cellulari ma interi frammenti di tessuto. Le biopsie, al di là dei rischi di complicanze di tipo emorragico legate alla penetrazione dell’ organo, se correttamente eseguite, non generano alcun rischio di diffusione tumorale e aiutano il medico a meglio definire la strategia terapeutica più adatta che in molti tipi di tumore si basa sull’integrazione tra chemioterapia, radioterapia e chirurgia».

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