OKSalute.it
Oncologia Salute

Cinque anni di aspirina contro il tumore al fegato

Fonte: La Repubblica –

dalla nostra inviata ELVIRA NASEL

L’effetto è legato alla dose e alla durata dell’assunzione. Uno studio presentato al congresso americano AASLD presenta dati su oltre 130mila pazienti. E avverte: no al fai-da-te

SAN FRANCISCO – Non finirà mai di stupire la vecchia aspirina. Passano gli anni e si scoprono nuovi effetti, alcuni ipotizzati ma mai confermati. Proprio come la metformina che – oltre ad essere terapia di prima linea per il diabete di tipo 2 – diventa con il passare del tempo farmaco dagli effetti insospettabili. Che l’aspirina – potente antinfiammatorio – potesse avere benefici effetti cardiovascolari è cosa nota. Così come tanti studi hanno correlato un effetto antitumorale, soprattutto per i tumori gastrici.  Al congresso sulle malattie epatiche in corso a San Francisco, l’Aasld (American association for the study of liver disease), un ampissimo studio prospettico associa però un uso regolare di aspirina (almeno due o più pillole a settimana al dosaggio americano di 325 mg) con una riduzione del rischio di ammalarsi di epatocarcinoma (Hcc), il tumore al fegato. Certo, il rischio si abbassa dopo cinque anni di assunzione regolare, e sembrerebbe dose-dipendente, quindi tante variabili. Ma è pur sempre un risultato importante.

“Le terapie a disposizione non sono soddisfacenti – ragiona Tracey G. Simon, coautrice dello studio, che lavora al Massachusetts General Hospital – e la mortalità dovuta ad epatocarcinoma negli Stati Uniti è in aumento, per questo abbiamo un bisogno urgente e crescente di individuare strategie di prevenzione primaria. È così, poiché studi precedenti avevano già suggerito una relazione tra aspirina e minor rischio di Hcc, ma non si conosceva né il dosaggio né la durata, abbiamo deciso di fare un’indagine specifica. Partendo da quello che già sappiamo: che l’epatocarcinoma ha una latenza molto lunga e che quindi una terapia preventiva, come l’aspirina, verosimilmente richiede un utilizzo che duri nel tempo’”.

• LO STUDIO
Lo studio ha esaminato 133.371 persone di altri due studi che hanno riferito il  consumo di aspirina, con dose e durata, ogni due anni dal 1980 e 1986 (date differenti per i due studi) fino al 2012. Con utilizzo regolare si intera due o più compresse da 325 mg a settimana.In tutto 108 casi di epatocarcinoma  (65 donne e 43 uomini) che, confrontati ai non utilizzatori di aspirina, indicano una percentuale di malattia più bassa in modo significativo. E correlata alla dose: il rischio era 0.87 per coloro che prendevano 1.5 compresse e anche meno a settimana; 0.51 per chi ne prendeva fino a 5 e 0.49 per chi arrivava a più di cinque pillole a settimana.

LEGGI – Ti inietti droghe? L’assicurazione non paga la cura

Entra in ballo poi la durata: quando lo studio ha analizzato insieme dose e durata ha rilevato che la percentuale più significativa di diminuzione del rischio di Hcc si registrava in chi prendeva 1.5 o più compresse a settimana da cinque o più anni. E che questo beneficio no nvaleva per altri farmaci antinfiammatori non steroidei.

I risultati dello studio non sono un incentivo al consumo fai-da-te. “Dobbiamo ancora indagare l’impatto dell’aspirina sui vari stadi delle malattie epatiche croniche  – spiega ancora Simon – alcuni dati indicano una maggiore efficacia prima di sviluppare cirrosi. Ma per parlare di prevenzione primaria di Hcc dobbiamo avere più dati, e capire quali pazienti potrebbero trarne vantaggi con rischi minori, per esempio di sanguinamento”.

Post correlati