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Neurologia Salute

Quanto è pericoloso l’aneurisma cerebrale?

Fonte: Corriere della sera Salute

Antonella Sparvoli

Rischio basso di rottura se il diametro è sotto il centimetro. Mal di testa fortissimo, rigidità della nuca, nausea e vomito, perdita di coscienza: segnali di «allarme rosso»

Non è, come molti pensano, una «bomba a orologeria» pronta a scoppiare da un momento all’altro. L’aneurisma cerebrale è piuttosto un compagno di viaggio che, nella maggior parte dei casi, non dà segno di sé per tutta la vita. Piccoli aneurismi incidentali sono molto diffusi nella popolazione generale, come spiega Edoardo Boccardi, direttore della Struttura complessa di neuroradiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano: «Se tutti venissero sottoposti a un controllo, se ne troverebbe uno ogni 10-15 persone. E il rischio di rottura di queste dilatazioni che si possono formare nelle arterie cerebrali è molto basso: si calcola che ogni anno, nel caso di aneurismi di piccole dimensioni (i più diffusi), le rotture sono meno di una su mille. Insomma, il rischio di questo evento drammatico, che può avere un epilogo infausto nella metà dei casi, è minimo e comunque simile ad altri pericoli che corriamo tutti i giorni. E anche se per gli aneurismi di dimensioni sopra il centimetro il pericolo di rottura è maggiore, resta complessivamente basso».

Cosa accade quando l’aneurisma cerebrale si rompe?
«Questa evenienza causa in oltre il 90 per cento dei casi un’emorragia subaracnoidea, cioè la fuoriuscita di sangue nello spazio tra le meningi».

Quali sono i sintomi dopo la rottura?
«Mal di testa fortissimo – come una pugnalata alla nuca -, descritto come il più forte mai avuto nella propria vita; rigidità nucale; nausea e vomito; perdita di coscienza: sono tipici dell’emorragia subaracnoidea, che ha diverse ricadute negative sul cervello. Oltre a danneggiare i tessuti nervosi, l’emorragia può indurre due fenomeni molto pericolosi: il vasospasmo e l’idrocefalo. Il rischio di vasospasmo, che causa riduzione dell’afflusso di sangue al cervello e può essere fatale, perdura nelle due settimane dal momento della rottura: questo spiega perché si aspetta sempre di aver passato questa fase critica prima di “cantare vittoria”. L’idrocefalo, dal canto suo, può provocare un pericoloso aumento della pressione intracranica e quindi richiedere un drenaggio con un catetere per ristabilizzare la situazione».

Che cosa si può fare in caso di sospetta rottura?
«Se un paziente giunge in ospedale con una sospetta rottura di aneurisma si esegue una TAC per confermare l’emorragia subaracnoidea. Se c’è emorragia, si inietta del liquido di contrasto (angio-TAC) per localizzare la dilatazione. Poi si mette in sicurezza l’aneurisma con la chirurgia a cielo aperto tradizionale, o, sempre più spesso, con l’approccio endovascolare. Questi interventi, che servono a escludere l’aneurisma dal circolo arterioso e a evitare sanguinamenti, possono essere presi in considerazione anche per il trattamento preventivo degli aneurismi non rotti, soprattutto per quelli di dimensioni maggiori, o comunque più a rischio di rottura. Si tratta di interventi delicati con un rischio elevato di complicanze gravi, intorno al 4-5 per cento. Per cui, prima di operare, occorre essere certi che valga la pena correre questo pericolo».

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