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«Il sonno perfetto dura sette ore» In America si riapre il dibattito

Giuliana Ferraino  Corriere della Sera.it Salute

Studi recenti hanno osservato un’associazione tra chi dorme sette ore e una prestazione cognitiva ottimale. Ma l’importante è ascoltare il proprio corpo

Dormire 7 ore è meglio di 8. Non solo: quando si dorme più del dovuto, si avrebbe meno memoria, ci si ammalerebbe di più e si morirebbe prima. Il condizionale è d’obbligo, perché sul tema della durata ottimale del sonno le opinioni tra medici e ricercatori non sono univoche. Ma in America la convinzione dominante è che la dormita ideale sia di 8 ore. Tante ne prescrivono, tra gli altri, anche i vari braccialetti tecnologici che oltre a misurare il numero dei passi giornalieri e le calorie che ingurgitiamo, monitorano la durata e la qualità del sonno, indicando di aver raggiunto il 100% dell’obiettivo quando si dorme appunto 8 ore. A rilanciare il dibattito questa volta è il Wall Street Journal e a dimostrazione di quanto la discussione sia sempre molto popolare tra la gente, l’articolo su quanto sia bene dormire lunedì era il secondo pezzo più letto del giornale, tradizionalmente comprato da manager e businessmen.

Nuove linee guida entro il 2015

«La mortalità e la possibilità di malattie sono inferiori con 7 ore di sonno – sentenzia Shawn Youngstedt, ricercatore dell’Università dell’Arizona a Phoenix che studia gli effetti dell’eccessivo dormire -. Dormire 8 ore o più si è dimostrato costantemente rischioso». Ma in tempi di bassa crescita economica e spesa sanitaria sempre meno sostenibile anche i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention) sta aiutando a finanziare un panel di specialisti e ricercatori per rivedere la letteratura scientifica sul sonno e sviluppare nuove raccomandazioni, probabilmente entro il 2015. Se dormire il giusto numero di ore è importante per essere vigili e in forma il giorno dopo, molti studi recenti hanno osservato un’associazione tra chi dorme 7 ore e una prestazione cognitiva ottimale. In uno studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience, ad esempio, i ricercatori hanno analizzatole le abitudini legate al sonno di circa 160mila utenti del sito web Lumosity che si sono sottoposti a test di memoria spaziale e coordinamento e circa 127mila persone che hanno invece eseguito prove di aritmetica. I risultati? La performance cognitiva aumentava con l’aumento del sonno, e raggiungeva il picco al raggiungimento di 7 ore, dopodiché cominciava a declinare.

Ascoltare di più il nostro corpo

Dopo 7 ore, «aumentare il sonno non porta benefici», sostiene Murali Doraiswamy, professore di psichiatria al Centro medico della Duke University, a Durham, nel Nord Carolina, uno degli autori dello studio insieme ai ricercatori del Lumos Labs, che controllano Lumosity. Per David Dinges, uno scienziato del sonno della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania che ha studiato la privazione del sonno, anche solo 20 o 30 minuti meno delle 7 ore minime raccomandate possono rallentare la velocità cognitiva e aumentare i cali di attenzione. Che dire? Di solito il nostro corpo ci dice quando abbiamo dormito a sufficienza, perciò dovremmo ascoltarlo di più. Certamente influiscono sesso ed età, ecco perché in tempo di vacanza potremmo fare un esperimento su noi stessi, per capire di quante ore di sonno abbiamo davvero bisogno. Il test può durare da 3 giorni a una settimana, suggeriscono gli esperti, che suggeriscono di non usare sveglie o allarmi, di andare a letto quando ci si sente stanchi, di evitare troppo alcol e caffeina, di non usare tablet, pc e altri gadget elettronici un paio di ore prima di andare a letto. Durante l’esperimento dovremmo tracciare la durata del sonno o usare uno strumento che lo monitori. Se ci sentiamo ben riposati al risveglio sapremo qual è la durata di sonno ideale per noi.

I massimi esperti al lavoro

Le nuove raccomandazioni ufficiali, invece, saranno formulate grazie al lavoro di un panel di esperti selezionati dall’American Academy of Medicine, la Sleep Research Society, un’organizzazione che studia il sonno, e i CdC, i Centri per il controllo delle malattie. Anche la National Sleep Foundation, un gruppo di ricerca non profit, ha assemblato un panel di esperti che aggiornerà le raccomandazioni sulle ore di sonno necessarie a gennaio.

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