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Un farmaco anti cancro può «stanare» il virus Hiv

Fonte: Corriere della sera.it Salute

Mario Pappagallo

Il romidepsin ha dimostrato di poter snidare le colonie di cellule infettate nascoste, esponendole al sistema immunitario e rendendole finalmente vulnerabili

Un farmaco anti-cancro può essere l’arma definitiva contro l’Hiv. Può smascherarlo dai suoi rifugi nell’organismo e renderlo vulnerabile alle difese umane. Perché il virus dell’Aids, l’Hiv appunto, è molto “furbo”. Capace di nascondersi in cellule chiave del sistema difensivo, le Cd4, in modo tale da non poter essere individuato e distrutto dalle cellule più potenti del nostro sistema di difesa (sistema immunitario), le T. Nascosto nelle Cd4, Hiv si iberna per “risvegliarsi” quando riattiva l’infezione. Un importante studio danese, presentato alla Conferenza internazionale sull’Aids in corso a Melbourne (Australia), apre nuove interessanti prospettive di cura. Un medicinale anticancro ha dimostrato di poter snidare le colonie di virali nascoste nelle Cd4 dei pazienti che assumono farmaci anti-Hiv, esponendole al sistema immunitario e rendendole finalmente vulnerabili. Il medicinale è il romidepsin. Un team di ricerca dell’università di Aarhus (Danimarca) ha somministrato il romidepsin a sei pazienti con Hiv e ha scoperto che il farmaco può identificare il virus nascosto, in ibernazione, e costringerlo a uscire allo scoperto. I ricercatori, inoltre, hanno osservato che il romidepsin incrementa l’attività di moltiplicazione virale nelle cellule infettate di 2-4 volte il normale. Un pericolo? No, in questo caso, un vantaggio: Hiv diventa più facile da rintracciare e colpire. Nei sei pazienti studiati sembra avere avuto effetto. Ma occorre aspettare conferme da ulteriori sperimentazioni.

Il costo dei farmaci antiretrovirali

Nel frattempo, bisogna “spingere” sull’accesso ai farmaci antiretrovirali, ancora troppo costosi per buona parte delle popolazioni colpite, che sono ormai in grado di trasformare l’Aids in una malattia cronica. Il successo degli antiretrovirali è stato confermato dai dati dell’Institute for health metrics and evaluation (Ihme) della Washington university di Seattle, pubblicati su Lancet e presentati a Melbourne. La lotta all’Aids, malaria e tubercolosi sta portando frutti: «Dal 2000 ad oggi a livello globale si assiste a una riduzione significativa sia dell’incidenza di nuovi casi che del numero di decessi legati a queste malattie. Tuttavia, in alcuni Paesi la loro presenza è ancora elevata – in 101 Paesi l’infezione da Hiv è in aumento – e altri sforzi devono essere compiuti per combatterle», si legge su Lancet, che effettua un’analisi sistematica del Global Burden of Disease Study 2013, in cui vengono presentati i risultati degli sforzi compiuti dal 1990 al 2013 nella lotta contro queste malattie. I casi di malattia e morte legati a Hiv diminuiscono di circa il 25% dal 2005 ad oggi e «gli antiretrovirali hanno salvato a livello globale 19,1 milioni di vite a partire dal 1996». Scende anche il numero di decessi da tubercolosi, «cala di alcuni punti percentuali», e l’incidenza di nuovi casi di malaria «si abbassa del 29% dal 2003 al 2013, anche se questa malattia continua a mietere più vittime di quanto stimato in precedenza dall’Oms», prosegue la rivista. La zanzara rimane la causa del numero più elevato di morti all’anno tra gli esseri umani.

Gli ostacoli da superare

Tornando all’Aids, l’obiettivo prefissato a Melbourne è che, in attesa di una cura definitiva, tutti i pazienti possano raggiungere una «carica virale non rilevabile» entro il 2020. Per far ciò occorre interamente finanziati sia i programmi di monitoraggio della carica virale sia i trattamenti anti-Hiv. E tornare a «concentrarsi sulle popolazioni chiave e sulla distribuzione geografica dell’epidemia». Nella realtà, soltanto il 29% delle persone con Hiv ha attualmente accesso agli antiretrovirali e ha raggiunto livelli di carica virale non rilevabili. Per questo, la «fine dell’Aids» resta per ora un’ambizione mentre l’obiettivo più realistico nell’immediato è quello di riuscire, attraverso gli attuali metodi di prevenzione biomedica, a controllare l’epidemia, abbassando i tassi di trasmissione e di mortalità in Paesi dove l’Hiv è ancora la principale causa di morte. Fondamentali le iniziative mirate sui fattori strutturali che alimentano l’epidemia nelle popolazioni chiave, come stigma, barriere legali e disparità di genere. C’è poi l’accesso alle terapie. I costi elevati continuano a rappresentare l’ostacolo principale alla diffusione dei nuovi farmaci antiretrovirali e all’utilizzo a tappeto dei test sulla carica virale. È quanto emerge da due rapporti diffusi da Medici senza frontiere (Msf) a Melbourne. «Quasi 12 milioni di persone stanno ricevendo la terapia antiretrovirale (Art) nei Paesi in via di sviluppo – dice Jennifer Cohn, direttore medico della Campagna per l’accesso ai farmaci essenziali di Msf -. Ora che sempre più persone iniziano il trattamento nelle prime fasi della malattia e lo portano avanti per tutta la vita, i pazienti hanno bisogno di farmaci di prima linea più tollerabili e di farmaci di seconda linea più accessibili quando i primi falliscono». Per garantire la migliore qualità delle cure, sono poi necessari ulteriori strumenti a supporto del trattamento. Il controllo periodico della carica virale – che misura il livello di Hiv presente nel sangue e quindi quanto il paziente risponde al trattamento – è uno di questi. Anche questi esami hanno un costo che non li rende sempre disponibili. Il rapporto di Msf che descrive l’accessibilità ai test per misurare la carica virale in India, Kenya, Malawi, Sudafrica e Zimbabwe, rivela che mentre questi Paesi aspirano ad attuare il monitoraggio di routine della carica virale, quasi nessuno è in grado di realizzarlo su larga scala. Il prezzo pagato dai Paesi per ogni singolo test costituisce senz’altro l’ostacolo più rilevante.

Il preservativo che attacca i virus

Mentre il prezzo dei farmaci di prima linea e di alcuni di seconda è diminuito negli ultimi 12 mesi, il prezzo di quelli di seconda linea (più efficaci) resta ancora elevatissimo. Per i Paesi a medio reddito in particolare la situazione è ancora peggiore, alcuni pagano oltre 12 volte di più del costo più basso. «Ci sono milioni di persone senza accesso alle cure e molti di quelli in trattamento devono cambiare la cura e passare a nuovi medicinali», afferma Leena Menghaney, operatrice di Msf in India. Ma se i nuovi farmaci, quelli di seconda linea, più efficaci sono inaccessibili per i costi, i pazienti restano fermi ai medicinali meno efficaci. Il male riprende piede e per i pazienti si allontana quello stato di malattia sotto controllo che ha abbattuto la mortalità nei Paesi ricchi. Conclude Menghaney: «Se vogliamo aumentare il numero di persone sottoposte a trattamento, i Paesi devono superare le barriere rappresentate dai brevetti, che compromettono un accesso ai farmaci di qualità a prezzi vantaggiosi». E se il male si controlla anche il contagio diminuisce, così come la mortalità. Infine, Melbourne ha battezzato un preservativo rivoluzionario, armato di una gelatina che attacca i virus trasmessi sessualmente. Ha ottenuto il via libera per la vendita in Australia e si prepara a rendersi disponibile globalmente. La compagnia biotech australiana Starpharma ha sviluppato la gelatina VivaGel che attacca almeno tre virus che causano infezioni trasmesse sessualmente: Hiv, herpes genitali e papillomavirus umano. I test di laboratorio hanno dimostrato che può disattivare fino al 99,9% di questi virus, diminuendo il rischio di trasmissione.

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