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Oncologi, cardiologi ed ematologi si uniscono in una nuova confederazione

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Oncologi, ematologi e cardiologi: il Coronavirus ha fatto nascere una nuova unione tra gli specialisti per tutelare maggiormente i pazienti più fragili, che se contagiati corrono rischi gravissimi.

E’ nata una nuova confederazione che unisce sotto una unica sigla Oncologi, Ematologi e Cardiologi. Si chiama Foce e ha per obiettivo principale quello di mettere insieme una task force di esperti che trattano patologie molto diffuse e a cui bisogna prestare molta attenzione. Soprattutto in questo periodo caratterizzato dal Covid-19, che espone questi pazienti già fragili di per sé ad un rischio ancora maggiore.

Gli obiettivi essenziali

Tra gli scopi principali della nuova confederazione c’è proprio quello di assicurare la continuità delle terapie, considerando il rischio maggiore a cui vanno incontro questi pazienti. Tant’è che come sottolinea Francesco Cognetti, presidente di Foce e di Fondazione Insieme contro il Cancro, “i pazienti oncologici e con malattie cardiovascolari sono andati incontro a sospensioni di terapie o cancellazioni di interventi chirurgici, visite di controllo e altri gravi inconvenienti. Non solo. Nel periodo del lockdown, circa il 20% dei pazienti oncologici, che avrebbe dovuto essere sottoposto a trattamenti utili, ha scelto di non recarsi nei centri per timore del contagio. Abbiamo imparato molto dall’esperienza già vissuta. L’aderenza alle terapie è fondamentale e i malati devono continuare ad andare in ospedale per curarsi”.

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Ricominciare a fare screening

La preoccupazione degli oncologi è che i pazienti possano rinunciare alle cure e così inficiare i progressi fin qui ottenuti, grazie anche a trattamenti sempre più efficaci. Il ritardo delle Regioni per quanto riguarda il riavvio degli screening e degli esami ancora da recuperare è alto. Così come evidenzia Giordano Beretta, vicepresidente Foce e presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica). “Una situazione molto grave, perché i ritardi potrebbero determinare, nei prossimi mesi, casi di cancro scoperti in fase avanzata, con necessità di trattamenti più aggressivi e di maggiori risorse. Nei primi 5 mesi del 2020, infatti, a causa del Covid-19, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Serve una nuova organizzazione dell’assistenza, che permetta di strutturare le reti oncologiche regionali, creando un forte legame sia con il territorio che fra i diversi centri. La pandemia ha evidenziato ancor più la necessità del collegamento fra ospedale e territorio, indispensabile per evitare il collasso del sistema sanitario”.

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Sviluppare la medicina territoriale

Gli esperti della confederazione sono convinti della necessità di incrementare la medicina territoriale, coinvolgendo maggiormente i medici di medicina generale. In questo modo si attenua la pressione sugli ospedali, evitando ricoveri inutili. Inoltre bisogna assumere nuovi medici specialisti e personale sanitario. Oltre che avviare una separazione netta fra ospedali riservati Covid e quelli Covid free. Riservando questi ultimi ai pazienti con patologie gravi come i cardiopatici e gli oncoematologici. Ospedali dove possano recarsi in sicurezza e così mantenere la continuità di cura.


Modificare gli stili di vita

Tra gli altri obiettivi della Foce vi è quello di promuovere e risolvere problemi comuni rendendo l’accesso alle terapie innovative uniformemente su tutto il territorio nazionale. Inoltre avviare percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, l’adesione agli screening e la prevenzione. Attraverso campagne di sensibilizzazione sugli stili di vita sani. Considerando che in Italia, più del 30% del totale dei decessi è dovuto a fattori di rischio che possono essere modificati dalle persone. Fumo, alimentazione scorretta, sedentarietà, eccesso ponderale, consumo eccessivo di alcol sono gli stili di vita sbagliati e che sono da correggere.

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