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Coronavirus, aumentano i casi gravi tra i giovanissimi

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Giovani: uno studio americano ha messo in evidenza come i casi gravi da coronavirus siano fortemente aumentati tra di loro, soprattutto se fumatori.

Sino ad oggi è stata accettata l’idea che il coronavirus attecchisca molto meno tra i giovani, rispetto alla popolazione più anziana. Uno studio recente che è stato eseguito in America, però, è pronto a mettere in forte dubbio questa convinzione. In un momento particolare per gli italiani. L’estate ha portato migliaia di giovani ad affollare le nostre strade, spiagge e locali, facendo dimenticare a tutti che il coronavirus è ancora tra di noi. E soprattutto tra i giovanissimi che si ritengono immuni dal contagio, tanto da “dimenticarsi” di mantenere le distanze ed utilizzare la maschera in luoghi affollati. Dallo studio, pubblicato sul Journal of Adolescent Health è emerso che può ammalarsi di Coronavirus, in forma grave, un ragazzo su tre. Di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Un campanello d’allarme, quindi, per i ragazzi che credono di essere meno a rischio di contrarre il virus, perché si sentono protetti dalla loro giovane età.

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Casi in aumento tra i giovani
Gli autori dello studio, appartenenti al Benioff Children’s Hospitals della University of California di San Francisco UCSF, hanno constatato che il numero di giovani contagiati dal Coronavirus negli Stati Uniti è in forte aumento. Pertanto hanno esaminato i dati relativi ad un campione rappresentativo a livello nazionale di quasi 8.400 uomini e donne. Di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Da questi dati è emerso che la malattia si manifesta in circa il 33% dei maschi e nel 29% delle ragazze.
Ma soprattutto è venuto fuori un aumento del numero dei casi nella fascia di età esaminata. Che è passata da 9 casi circa su centomila fino al mese di Aprile, ai 35 casi su centomila a fine giugno. Che sta a significare un aumento del 300 per cento circa dei ricoveri per i giovani.
In termini assoluti, naturalmente, il contagio corre più velocemente tra le persone avanti con l’età. E soprattutto i casi di ricovero. Ma questi primi dati sull’aumento di casi tra i giovani cominciano a far riflettere.

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Il fumo elemento negativo
Sally Adams, della divisione di Medicina dell’adolescenza e giovanile della UCSF, che guida il team di ricercatori, ha identificato i maggiori fattori di rischio che influenzano il contagio. A parte gli indicatori di rischio come avere problemi cardiaci, oppure di diabete, asma, patologie autoimmuni come lupus o artrite reumatoide, malattie del fegato, obesità. Il fattore principale che può influenzare maggiormente il contagio da coronavirus è dato dall’essere fumatori. Non solo del fumo di sigari e sigarette tradizionali, ma anche di quelle elettroniche. La coordinatrice conclude affermando che “a tutti e tre erano associati effetti avversi sulla funzione respiratoria e immunitaria”.
“Il rischio di essere vulnerabili alle malattie gravi viene dimezzato quando i fumatori vengono rimossi dal campione”, ha affermato Charles Irwin, co-autore dello studio. “Gli sforzi per ridurre il fumo e l’uso di sigarette elettroniche tra i giovani adulti – ha aggiunto – probabilmente abbasserebbero la loro vulnerabilità alle malattie gravi”. Tant’è che i casi di contagio erano in aumento soprattutto tra i ragazzi fumatori. Questo perché le ragazze fumatrici erano in un numero inferiore rispetto ai loro coetanei maschi.

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