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Coronavirus, la sieroterapia ha fatto guarire 50 pazienti

sieroterapia più facile guarigione da coronavirus

Attraverso le trasfusioni di plasma dei guariti, i sintomi eliminati in 2 – 48 ore.

Negli ospedali di Pavia e Mantova è stato messo in atto una vera e propria rivoluzione. Da circa un mese in questi ospedali non vengono registrati più decessi da Coronavirus. Tutto merito della sieroterapia, che va somministrata in fase precoce e con un trattamento che va dalle 2 alle 48 ore. Del Coronavirus a quel punto non vi è più traccia. Svanisce. E il paziente risulta guarito.

Promotore di questo metodo è Giuseppe De Donno, direttore di Pneumologia e Terapia intensiva respiratoria del Carlo Poma di Mantova. “Non abbiamo un decesso da un mese. I dati sono splendidi. La terapia funziona ma nessuno lo sa”, dice De Donno. Infatti nessuno ne parla. “Tutti i giorni in tv”, sottolinea De Donno, “ascoltiamo chi negava che il Coronavirus potesse arrivare in Italia o parlava di influenza o che colpiva solo gli anziani. Gli unici che ci capiscono qualcosa lavorano ventre a terra dal primo giorno dell’epidemia e non hanno il tempo di vivere in televisione”.

Coronavirus sieroterapia riduce i contagi

De Donno continua: “Sono entusiasta di vedere le persone guarite così velocemente. E’ l’unico trattamento razionale, sia biochimico che immunologico del Coronavirus che c’è in questo momento. Non esisterà farmaco più efficace del plasma. E’ come il proiettile magico, si usano immunoglobuline specifiche contro il Coronavirus. Va utilizzato in fase precoce.” Non bisogna, quindi, intervenire quando la situazione precipita e c’è ben poco da fare. Tra l’altro è una terapia che come afferma De Donno, “Costa poco, è fattibile e pure democratica. Abbiamo 7 o 8 donatori tutti i giorni”.

Quanti i pazienti guariti

I pazienti guariti con successo al Carlo Poma di Mantova sono 50. Tra questi vi è anche una donna incinta, intervistata anche dalla TV di stato, e guarita in poche ore. 

Come funziona la sieroterapia 

Intanto bisogna trovare un donatore. “Chi dona deve essere sano, guarito dal Covid-19 e deve avere degli anticorpi neutralizzanti”, dice il direttore di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale Massimo Franchini. A questi donatori “si prelevano 600 ml di plasma, da cui si ricavano 2 dosi da 300 ml ciascuna. Il protocollo prevede 3 somministrazioni. Dopo la prima somministrazione c’è un monitoraggio clinico di laboratorio e nel caso di mancata risposta c’è la seconda somministrazione e così di seguito. A distanza di 48 ore l’una dall’altra. La compatibilità per il plasma viene fatta sul gruppo sanguigno”.

Franchini sottolinea come il plasma usato ha un alto livello di sicurezza virale. Trattato con metodi rigorosi. E spiega: “Se il vaccino, che non abbiamo, ti farebbe produrre gli anticorpi, questa che è una immunoterapia passiva, trasferisce gli anticorpi dal guarito al malato. Il paziente non produce nulla e non crea nulla. Ma funziona per salvarlo”. 

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 La sperimentazione

Al San Matteo di Pavia è partita la sperimentazione su un primo nucleo di 45 persone. Tutte sono state curate con successo. Il Direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del policlinico San Matteo di Pavia, Cesare Perotti, è colui che ha sviluppato il protocollo e lo studio sul sangue. Per questo si chiama “plasma iperimmune”. Perotti sottolinea che: “di empirico non c’è niente ma si fa in situazioni di grandi epidemia. C’è una validazione della terapia con il plasma iperimmune che non ha eguali nel mondo. Sono conosciuto per non essere uno che ‘le spara’ e le posso dire che in questo momento è il plasma più sicuro al mondo, perché la legislazione italiana ha delle regole stringenti che non ci sono in Europa e in nessun altro Paese al mondo. Neanche negli Stati Uniti. Non solo abbiamo gli esami obbligatori di legge sul plasma per essere trasfuso, ma abbiamo degli esami aggiuntivi e il titolo neutralizzante degli anticorpi che è una cosa che facciamo solo noi al policlinico di Pavia. Neanche gli americani sono in grado di farlo in questo momento. Non ha eguali al mondo. Noi sappiamo la potenza, la capacità che ciascun plasma accumulato ha di uccidere il virus. Ogni plasma è fatto in modo diverso perché ogni paziente è diverso, ma noi siamo in grado di sapere quale usare per ogni caso specifico”.

La sieroterapia è una strategia da adottare qualora si ripresentasse il contagio? Ammette Perotti: “Stiamo accumulando plasma per un’eventuale seconda ondata di contagi. E’ una terapia per chi sta male oggi. Ben venga il vaccino ma in attesa il protocollo funziona eccome! Lo studio è stato depositato. Tutto ciò che è stato detto, che si esce in 48 ore, è vero”.

Manca certamente ancora una sperimentazione su più vasta scala, ma non bisogna dimenticare che la sieroterapia è stata una tecnica utilizzata già ai tempi della “Spagnola”.

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