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Coronavirus, per contrastarlo e decongestionare gli ospedali necessario implementare la medicina territoriale

Cosa possibile qualora si attivassero in tutto il paese le metodiche e gli organi previsti dalle disposizioni attuali. Così come descritto da un medico di medicina generale

Che gli ospedali italiani, da Nord a Sud, siano allo stremo è alle cronache di tutti i giorni. I numerosi casi di positività verificatasi in questa seconda fase, sta mettendo alle corde il sistema sanitario nazionale. Ritardi strutturali e carenze di personale idoneo hanno influito sulla crisi delle strutture ospedaliere, creando confusione e apprensione tra i cittadini. Eppure basterebbe applicare quanto già previsto dalle norme, così come spiega il Dottore Vincenzo Perone, della società scientifica della medicina generale di Caserta, e specialista in oncologia. Norme che nella propria realtà vengono già attuate.

Medici di medicina generale (MMG)

Il Medico di medicina generale – spiega Perone – ha dovuto adattare il modo di gestire il rapporto con i propri assistiti, tenendo conto della realtà attuale dovute al Covid-19.

A cominciare dal modo di accedere nello studio medico per le persone non infette.

I pazienti, infatti, – prosegue il medico – devono presentarsi nell’ambulatorio uno per volta e solo dopo prenotazione telefonica. Nella sala d’attesa potrà esserci solo un paziente oltre chi è già in visita. Gli eventuali accompagnatori devono restare rigorosamente fuori dall’ambulatorio. Saranno sottoposti a visita solo coloro che sono opportunamente tutelati da dispositivi di protezione, e dopo che si sono lavati le mani.

Le prescrizioni di farmaci, l’invio di esiti di esami e referti avverranno esclusivamente attraverso mail. Ciò vale anche per il certificato di malattia.

Cosa devono fare i cittadini che hanno i sintomi o che sono risultati positivi al tampone, pure se asintomatici? Devono rivolgersi – spiega Perone -, in primo luogo al loro medico di famiglia, contattandolo telefonicamente dalle 8 di mattina alle 20 di sera. Nelle ore notturne e festivi ci si deve invece rivolgere alla Continuità assistenziale (ex Guardia medica).

La gestione del paziente

Il medico di famiglia può trovarsi di fronte a diverse possibilità – continua Perone-.

Paziente con sintomi influenzali ma che non ha effettuato ancora il tampone.            

In questo caso il paziente va in quarantena fiduciaria. Deve avvisare telefonicamente il proprio medico di famiglia, che avvia la richiesta on line di tampone agli uffici dell’ASL e al distretto di riferimento. Anche se oggi è possibile fare il tampone rivolgendosi a laboratori esterni.

Qualora il tampone fosse positivo si possono avere diverse situazioni:

             Paziente positivo asintomatico. Oppure che presenta uno, oppure più di questi sintomi (paucisintomatico).

Febbre lieve-moderata. Tosse. Congestione nasale. Mialgie. Dispnea. Lieve anosmia e disgeusia. Inoltre ha una saturazione di ossigeno con valori superiore a 93. Ritmo regolare. 

Per tale paziente è previsto il ricovero a casa in quarantena. Sarà seguito telefonicamente sia dal proprio medico di famiglia, che dai medici del dipartimento dell’ASL. In questi pazienti non bisogna effettuare nessuna terapia se non per controllare i sintomi.

            Paziente paucisontamico a rischio. Cioè con altre malattie croniche importanti (polmonari o cardiache, oncologiche, gravidanza).

In questo caso il medico di medicina generale avvisa il Team spoke distrettuale dell’ASL, che attiva la visita medica domiciliare periodica. Il Team valuta anche la possibilità di somministrazione di azitromicina, ibuprofene, ed eventualmente terapia cortisonica ed eparina. Il medico di famiglia rimane sempre in contatto con il paziente, seguendone l’evoluzione.

          Paziente con sintomi moderati. Con febbre inferiore ai 38.5°. Dispnea moderata ma con livelli di saturazione di ossigeno superiore a 93 e pressione e ritmo normale.

In questi casi è sempre il medico di medicina generale che avvisa il Team, che attiverà anche degli specialisti. Oltre ad effettuare un’eventuale ecografia polmonare domiciliare e se necessario ossigenoterapia. Somministrare antibiotico, antinfiammatorio, cortisonico ed eparina. 

Se le sue condizioni si aggravano va chiamato il 118 e ricoverarlo.

         Paziente con mancato compenso. Il mancato compenso è inquadrabile con i sintomi classici con tosse-dispnea, e febbre. Ma accompagnati da stato di ipotensione grave, saturazione ossigeno sotto il 93%, ed oltre 30 respiri al minuto (affaticamento respiratorio severo). Oppure, saturazione che peggiora al walking test di 6 minuti. Vanno inquadrati anche presenza di dissenteria, dispepsia, e non ultimo alterazioni dello stato di coscienza

Per tale paziente è necessaria l’ospedalizzazione.

Il Portale Informatico

In tutti i casi il medico di famiglia compila la scheda “Triage”, inviandola ai dipartimenti di prevenzione. Il Dipartimento a questo punto attiva su un portale dedicato una scheda paziente alla quale accedono da remoto sia i MMG, i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) e il team di supporto dell’ASL. Ognuno di loro può contribuire all’aggiornamento di tale scheda, in rete e condivisa da tutti i sanitari.

I Dipartimenti di prevenzione collettiva (UOPC)

Sono delle unità operative aziendali. Ogni ASL ne ha una. Dipendono dalla Direzione Generale della ASL.

Esse coordinano il lavoro di tutte le figure professionali territoriali. Hanno la gestione del portale informatico. Prendono in carico il paziente da un punto di vista amministrativo. Controllano l’andamento della quarantena e verificano la guarigione del cittadino positivo al covid19.

Le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) 

Sono state istituite per la sorveglianza attiva e la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID 19 che non necessitano di ricovero.

Sono unità mobili con ambulanze dedicate e personale superprotetto. Effettuano tamponi e visite urgenti. Si evita, così, che pazienti con peggioramento della sintomatologia, affollino i pronto soccorso. Oppure che vadano a sovraccaricare il 118, che è impegnato in altre urgenze. Esse sono attive 7 giorni su sette dalle ore 8.00 alle 20.00.

La medicina territoriale così disegnata – conclude Perone – darebbe un grande aiuto a risolvere l’affollamento ospedaliero. Solo che sconta ancora ritardi nella carenza di personale medico e amministrativo, oltre che di strumenti operativi quali ecografi portatili, saturimetri e persino di pc.

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