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Coronavirus, meglio areare gli ambienti che igienizzare tutto

Più che igienizzare le superfici meglio lavarsi le mani, distanziamento, mascherine e tanto arieggiare gli ambienti  

A distanza di un anno dall’inizio della pandemia ci sono ancora persone che continuano a credere che ci si possa infettare toccando superfici, o le buste della spesa, oppure un bancomat. Disinfettando qualsiasi cosa con cui si venga a contatto o utilizzando guanti di protezione. Nonostante vi siano oramai molti studi che hanno dimostrato come il contagio avviene per via aerea. Come quello apparso sulla rivista Nature, che cerca di fare chiarezza sul punto.

Le nuove linee guida OMS

Infatti, anche l’OMS e le agenzie sanitarie di tutto il mondo hanno aggiornato le loro Linee guida consigliando di indossare le mascherine, di praticare il distanziamento fisico, di lavare spesso le mani e di aerare spesso i locali chiusi se condivisi con altre persone. Piuttosto che concentrarsi sulla pulizia delle superfici e l’uso di disinfettanti, perché inutili. “È diventato chiaro che la trasmissione per inalazione di aerosol è una modalità di trasmissione importante se non dominante”, ha scritto sul Washington Post l’ingegnere Linsey Marr del Virginia Tech di Blacksburg che studia la trasmissione delle malattie per via aerea. “Un’eccessiva attenzione nel rendere le superfici incontaminate richiede tempo e risorse che sarebbero meglio spesi per la ventilazione o la decontaminazione dell’aria che le persone respirano”.

Le superfici non contagiano

In effetti, inizialmente nelle strutture mediche, alcuni oggetti personali come gli occhiali da lettura e le bottiglie d’acqua sono risultati positivi con tracce di Rna virale. Così anche le sponde del letto e le prese d’aria. Nelle famiglie in quarantena, lavabi e docce ospitano l’Rna.

Ma la contaminazione con Rna virale non è necessariamente motivo di allarme. “E’ l’equivalente del cadavere del virus”, scrive Emanuel Goldman, microbiologo al Rutgers New Jersey Medical School di Newark. “Non è contagioso”.

Anche se alcuni esperimenti dimostrano che il Coronavirus può sopravvivere sulle superfici, ciò non significa che le persone si stiano contagiando toccando le superfici come, per esempio, le maniglie delle porte. Anche perché la maggior parte di questi studi vengono svolti in condizioni che non esistono al di fuori del laboratorio. “Erano esperimenti iniziati con enormi quantità di virus, niente che avresti incontrato nel mondo reale”, dice Goldman. Tant’è che in un altro studio si è stimato che la probabilità di contagio da una superficie contaminata sia meno di 5 su 10mila. Più bassa delle stime sul livello di rischio di contagio tramite gli aerosol.

Il principio di precauzione

Nonostante l’evidenza di questi studi, vale il principio della precauzione. In quanto non è possibile escludere completamente la trasmissione dalle superfici, e anche perché così le persone, psicologicamente, si sentono più protette. Ma, conviene ribadirlo, rimane più importante migliorare i sistemi di ventilazione o installare purificatori d’aria che sterilizzare le superfici. Mettere in quarantena la spesa o disinfettare ogni superficie non serve quanto lavarsi con frequenza le mani, indossare la mascherina e mantenere le distanze tra le persone.

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