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Coronavirus, le mutazioni si combattono con nuovi nanoanticorpi

Lo sostiene uno studio del Karolinska Institute, in Svezia,

Un nuovo filone della ricerca sostiene che anche le nuove mutazioni della variante inglese e sudafricana possono essere combattute. Attraverso i nanoanticorpi provenienti da lama e alpaca, che impediscono al Sars-Cov-2 di penetrare nelle cellule umane.

 Lo studio, condotto dall’Istituto Karolinska, in Svezia, in collaborazione con l’università di Bonn in Germania e lo Scripps Research Institute, in California, è stato appena pubblicato su Science. I ricercatori hanno individuato 4 nano-corpi che, combinati tra loro, possono sbarrare la porta al virus. Gli esperimenti sono stati eseguiti in vitro e a breve inizieranno i trials clinici.

Cosa sono i nanoanticorpi

“Gli anticorpi sono proteine formate da diverse porzioni. I nano anticorpi hanno un numero di porzioni minore, sono più leggeri e più facili da produrre in laboratorio, con un costo assai minore rispetto agli anticorpi monoclonali – ci spiega Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare Cnr-Igm – Inoltre sono più stabili, hanno una migliore biodisponibilità e possono essere somministrati più facilmente, ad esempio come spray nasale. Ne è stato da poco approvato uno, il Cablivi, per ridurre il rischio di trombi di chi soffre di una particolare malattia del sangue”.

Lo studio svedese

I nano anticorpi sono prodotti dai lama e dagli alpaca dopo essere stati vaccinati con la proteina Spike, che il virus utilizza per entrare nelle cellule. E tra questi i ricercatori hanno selezionato e quindi raccolto i quattro nano anticorpi che meglio riuscivano ad attaccarsi alla superficie del Coronavirus. I piccoli filamenti sono in grado di legarsi alla Spike in punti diversi e a neutralizzare l’infezione.

“Il migliore è l’anticorpo del lama – ha dichiarato Martin Hallberg, del Dipartimento di Biologica Cellulare e Molecolare del Karolinska –. Si lega direttamente al recettore della cellula umana ACE2, la porta di accesso per il virus. Poi lo abbiamo combinato con i nano-corpi dell’alpaca e provato su diverse varianti del virus, sempre con successo”. I lama e gli alpaca sono stati scelti dagli studiosi perché si prestano particolarmente all’estrazione di nano anticorpi diversi da quelli umani, che hanno già una struttura più semplice.

Secondo Maga i nano anticorpi hanno dimostrato caratteristiche molto interessanti: “Non solo perché riescono a riconoscere porzioni diverse della Spike, ma anche perché agiscono in modo diverso. Alcuni impediscono al virus di entrare nelle nostre cellule, altri lo intrappolano in una struttura neutralizzante. Questo è molto importante nell’ottica di future mutazioni del Sars-Cov-2”.

Come utilizzarli

In vitro i nano anticorpi si sono dimostrati molto potenti. “Con una concentrazione compatibile con l’uso farmacologico sono riusciti a neutralizzare il 100% delle infezioni”, mette in risalto Maga. Ora si tratta di vedere e verificare se sono efficaci anche in vivo. I ricercatori svedesi si dicono ottimisti e pensano che la loro scoperta potrà essere confermata e quindi essere utilizzata come terapia anti Covid.     

“Possiamo immaginare che per la profilassi potrebbe essere usato uno spray nasale, per rendere le mucose resistenti al virus. Per intervenire invece su chi è già infetto servirà una somministrazione sistemica, magari con un’iniezione”, ipotizza Maga.

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