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Coronavirus, il vaccino Pfizer funziona contro 15 mutazioni, comprese varianti inglese e sudafricana

A sostenerlo una ricerca della University of Texas Medical Branch 

Ora che la campagna vaccinale è partita in Italia e nel resto del mondo, comincia ad avanzare il dubbio che il vaccino potrebbe non avere la stessa efficacia sulle varianti del Covid-19. Ipotesi prontamente smentita dai primi risultati emersi da una ricerca di Pfizer-BioNTech in collaborazione con la University of Texas Medical Branch. I risultati confermano infatti che il vaccino sviluppato dalla Pfizer sarebbe efficace anche su 15 diverse mutazioni del virus, compresa N501Y presente nella “variante inglese” e “Sudafricana”. Stessa conclusione a cui arriva un altro studio condotto da ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center e della University of Seattle, che conferma la capacità degli anticorpi generati dall’infezione naturale di riconoscere le varianti. 

La variante inglese

Le mutazioni del Sars-Cov-2, da quando è stato sequenziato sono migliaia. Così come avviene per altri virus. La preoccupazione che i vaccini possano perdere di efficacia è nata da quando è stata identificata la cosiddetta variante inglese. Che a detta degli studi preliminari può risultare più contagiosa fino al 70% rispetto alla forma originaria del virus. Mutazione nella proteina spike e che perciò ha indotto gli scienziati ad approfondire l’eventuale perdita di efficacia dei vaccini oggi in commercio. Che sono progettati proprio per indurre l’organismo a produrre anticorpi contro la proteina spike, che il virus usa per ancorarsi e penetrare all’interno delle cellule. In attesa di studi che attestino la validità dei vaccini anche contro le varianti del virus, gli esperti ritengono remota la possibilità che essi siano inefficaci. Questo perchè il sistema immunitario, grazie al vaccino, è capace di produrre moltissimi anticorpi di tipo differente in grado di riconoscere diverse porzioni della proteina spike. Pertanto un piccolo cambiamento non dovrebbe compromettere l’efficacia del vaccino.

Efficacia del vaccino confermata

In soccorso alle ottimistiche considerazioni degli esperti arriva lo studio realizzato dai ricercatori di Seattle. Essi hanno voluto verificare se una serie di mutazioni conosciute del virus, gli hanno dato la capacità di non essere riconosciuto dal sistema immunitario. Per farlo gli autori hanno studiato la capacità degli anticorpi presenti nel siero dei pazienti di neutralizzare i diversi virus mutati. Il risulto è stato che quasi tutte le mutazioni, compresa quella della variante inglese generavano anticorpi che riconoscevano e neutralizzavano il virus regolarmente. Nel secondo studio, ancora in attesa di pubblicazione, gli anticorpi generati in maniera specifica dalla vaccinazione con il prodotto di Pfizer-BioNTech sarebbero in grado di neutralizzare il virus contenente 16 differenti mutazioni.

Anticipare le mutazioni

Incoraggia ad essere ottimisti anche la tecnologia ad mRNA con i quali sono stati prodotti i vaccini.  Perché consentirà di rimodulare in tempi rapidi il vaccino sulle caratteristiche delle varianti emergenti. L’attenzione quindi deve essere rivolta proprio alle mutazioni possibili del virus, in maniera tale da intervenire immediatamente con vaccini adatti alle mutate caratteristiche virali.

Ridurre il contagio

Nonostante le armi a disposizione contro il Covid-19 è vietato abbassare la guardia. Utilizzare le mascherine, evitare assembramenti, mantenere le distanze tra gli individui e lavarsi le mani frequentemente, sono atteggiamenti che si devono continuare a mantenere. Bisogna infatti evitare che il virus circoli e si propaghi, per togliergli così la possibilità che possa mutare. Nel frattempo è indispensabile vaccinare la maggior parte delle persone in tempi rapidi, per ridurre l’impatto presente e futuro di Covid-19.

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