OKSalute.it
Malattie infettive Salute

Coronavirus, gli anticorpi monoclonali saranno presto la terapia

A dichiararlo è il direttore generale dell’AIFA, che promuove cortisone ed eparina nella lotta al Covid

Presto potrebbero essere disponibili nell’armamentario terapeutico dei medici italiani, gli anticorpi monoclonali, che sono farmaci specifici.Sono diverse le industrie farmaceutiche che ci stanno lavorando e che sono in un’avanzata fase di sviluppo. Potrebbero diventare già nei primi mesi del nuovo anno una nuova opzione terapeutica. Così come afferma il direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Nicola Magrini “C’è ottimismo, ma serve anche cautela”. 

Gli anticorpi monoclonali sono proteine prodotte in laboratorio che imitano la capacità del sistema immunitario di combattere antigeni nocivi come i virus.

I monoclonali hanno dimostrato efficacia sui pazienti se somministrati per tempo, all’inizio del contagio, riducendo drasticamente la necessità di ricovero. Il Presidente Trump è stato curato con un cocktail di monoclonali.

Il Remdesivir

Il direttore ha anche sottolineato come il remdesivir, prima terapia approvata in Europa contro forme gravi di Sars-Cov-2, mostri invece “un’efficacia modesta, moderata” e che sono necessari nuovi studi per approfondirne l’utilità. “C’è stato un primo studio, pubblicato forse troppo presto, fatto negli Stati Uniti che indicava efficacia discreta del remdesivir. Il nuovo studio, non ancora pubblicato in rivista, come vogliamo che sia per vedere i dati, riduce le aspettative sulla riduzione della mortalità. Può essere un farmaco potenzialmente aggiuntivo ma vogliamo vedere cosa fa in aggiunta al cortisone. Servono ulteriori studi probabilmente”.

Eparina e cortisone

Magrini ha invece confermato come eparina e cortisone sono farmaci determinanti nella terapia contro il coronavirus. Sostenendo che “è cambiato molto lo standard di cura rispetto ai primi mesi. Ad esempio i farmaci per Aids abbiamo visto che non sono da utilizzare, perché troppo pesanti per i pazienti. La clorochina non ha mostrato dati positivi”.  Di diverso parere il giudizio sugli altri farmaci che vengono utilizzati oggi. “Il cortisone rappresenta uno dei cardini della terapia. Uno studio inglese ha mostrato che riduce la mortalità. E l’eparina è diventato altro pilastro del trattamento”.

Il plasmaiperimmune

Il direttore dell’AIFA ha espresso anche le sue perplessità sulla terapia con il plasma dei pazienti contagiati. Ritenendo che non è ancora chiaro “se funziona e in chi funziona”.

“Oggi ancora il plasma non è uno standard di cura”, ha spiegato Magrini. Su questa terapia basata sull’utilizzo degli anticorpi presenti nel plasma dei pazienti usciti dalla fase acuta dell’infezione “gli Stati Uniti hanno pubblicato la scorsa settimana dei dati relativi a 4.000 pazienti trattati col plasma. E hanno detto che ancora non sappiamo se funziona e in chi. Se funziona è probabile che funzioni poco e solo in alcune categorie”.

Anche in Italia si è avviato uno studio che ha arruolato un discreto numero di casi, che è ancora in essere, e che sta reclutando altri pazienti. Si tratta, come già avviene per altri farmaci che vengono sperimentati contro il Covid, “di uno studio randomizzato, ovvero in cui un gruppo di pazienti prende il farmaco e l’altro no. E’ ora in corso – precisa Magri -, ha arruolato 150 pazienti ma penso si debba arrivare almeno a 500 o mille, per capire che cosa fa”.

Post correlati