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Coronavirus: ansia, paura, angoscia. Come affrontarle. I suggerimenti di una psicologa

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Improvvisamente ci siamo trovati in una situazione che difficilmente avremmo potuto anche solo immaginare. Come comportarsi ce lo spiega una psicologa.

L’ espressione che fino ad un mese fa sentivamo dire con più frequenza era “non ho tempo, ho troppe cose da fare”, immersi in una frenesia che progressivamente e vorticosamente aumentava. Ora ci troviamo tutti fermi dopo una decelerazione improvvisa. Chiusi in casa senza poter uscire, liberi da tutti gli impegni scelti o subiti. Siamo costretti a fare i conti con emozioni e stati d’animo che prima potevamo facilmente scansare.

Le emozioni come ci influenzano

Le emozioni sono indicatori importanti per la nostra sopravvivenza, per la nostra vita, rivelano come stiamo. Ci avvisano, sono un campanello d’allarme, una segnalazione importante. Ci dicono, in estrema sintesi, cosa ci fa bene e cosa ci fa male, ci proteggono. In collaborazione con le funzioni cognitive, le emozioni che proviamo ci permettono di vivere mettendo in atto i comportamenti più adeguati alle circostanze date.

Il coronavirus vissuto come una guerra

Da più parti si paragona questa situazione ad una guerra e, per certi versi, è così. Abbiamo come nemico un virus poco conosciuto; questo genera in noi ansia, paura, che può degenerare in angoscia. Se da un lato la paura è relativa a qualcosa che conosciamo, che possiamo individuare e circoscrivere, l’angoscia invece è una paura senza oggetto. Un sentimento panico, totale. La paura e l’angoscia seguono una stessa linea di percorso, variano nell’intensità e nella relazione con la realtà. La paura è legata a qualcosa di riconosciuto, l’angoscia non ha relazione precisa con qualcosa di conoscibile.

La sede delle emozioni occupa la parte più antica del nostro cervello e ci accomuna a molte forme animali, mentre la parte più recente, che si è evoluta per ultima, i lobi prefrontali, è la parte deputata al ragionamento e alla riflessione.  L’unico modo che abbiamo per evitare che un’emozione prenda il sopravvento, che si realizzi un “sequestro emozionale”, è quello di far gemmare nuove connessioni neurali e di rafforzare i collegamenti già esistenti tra la parte del cervello che “riflette” e quella che “prova emozioni”.

 Come fare?  

Ognuno di noi deve imparare a porre attenzione a quelli che sono i primi segnali. Ad es. una sensazione improvvisa di allarme, un respiro più corto, la sensazione di avere lo stomaco che si chiude. E, quando si avvertono i primi segnali, non appena si sente che una leggera ansia sta cominciando a prendere più spazio, si sta per trasformare in intensità, è fondamentale cercare e di fermarsi. E riflettere sul perché l’ansia sta salendo. Quale è il vero motivo (potrebbe non essere solo il covid), cosa ha innescato questa reazione, come posso proteggermi. Allenandosi, con questa modalità si riesce ad aumentare la nostra consapevolezza.

In questo modo impariamo a conoscere meglio chi siamo e cosa proviamo, man mano sarà sempre più facile gestire le nostre emozioni, riconducendole alla loro reale funzione. Quella cioè di avvisarci su ciò che proviamo, per permetterci di fare le scelte giuste. Senza che le emozioni ci sommergano. Senza quel sequestro emotivo che ci impedisce di analizzare la realtà e quello che ci sta succedendo.

Così facendo non vivremo più la nostra casa come una prigione ma come un rifugio.

Attenti all’insorgere di emozioni negative

Non appena avvertiamo emozioni negative o sentiamo che sta per sorgere qualche problema relazionale con chi condivide la nostra quarantena, invece di far montare la rabbia o il risentimento, proviamo a fermarci, ad ascoltarci e ad interrogarci su quello che sta succedendo. Sul perché del problema. Questo ci permetterà di parlarne con l’altra persona evitando che la situazione degeneri, che un piccolo sasso diventi un muro. Può sembrare arduo ma, in realtà, non è poi così difficile. Aumentare la propria autoconsapevolezza è frutto di impegno costante e si comincia così, semplicemente fermandosi a riflettere. Questo esercizio inoltre ci spinge a porre l’attenzione su ciò che proviamo e forse ci permetterà di capire di più di noi stessi sganciati dai ritmi e dai doveri quotidiani.

La rete di psicologi

L’ordine degli psicologi ha creato un decalogo per affrontare al meglio la quarantena, lì si possono trovare molti suggerimenti e riflessioni utili:  https://www.psy.it/vademecum-psicologico-coronavirus-per-i-cittadini-perche-le-paure-possono-diventare-panico-e-come-proteggersi-con-comportamenti-adeguati-con-pensieri-corretti-e-emozioni-fondate

Un’ultima considerazione, è bene avere presente che tutti in diverse forme e gradi siamo costretti ad un riadattamento forzato delle nostre abitudini. Ed è normale che in tale condizione ci sia chi ha più difficoltà di altri a gestire questa situazione. Proprio per questo non bisogna temere di chiedere aiuto, è normale sentirsi bisognosi in questo momento. Ed è per questo che si è attivata una rete di psicologi, su tutto il territorio nazionale, per offrire colloqui telefonici di sostegno gratuitamente.

Rita Raffaella Fabbrizio

Psicologa e psicoterapeuta

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