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Coronavirus, anche le piante medicinali in campo

Coronavirus piante contro il contagio

L’Aifa ha autorizzato uno studio con la colchicina, per stabilire il potere antivirale di queste piante

Non solo terapie della medicina cosiddetta tradizionale. Ma anche la Fitoterapia entra in campo per dare il proprio contributo nella lotta contro il coronavirus.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha, infatti, da poco autorizzato uno studio multicentrico, randomizzato, in fase 2 in pazienti Covid-19. La popolazione in studio, è costituita da pazienti affetti da polmonite da coronavirus, aventi un deficit di saturazione di ossigeno. Lo studio è coordinato dall’Azienda Ospedaliera di Perugia. Ed è sotto il patrocinio della Società Italiana di Reumatologia (SIR), della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e dell’Associazione italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO). Lo studio riguarderà la colchicina, un alcaloide che si estrae dal colchico. Pianta molto velenosa, alle cui tossine non vi è un antidoto. Pianta somigliante allo zafferano e per questo motivo ha comportato a volte degli avvelenamenti letali. La colchicina è già utilizzata in medicina come antinfiammatorio nei disturbi su base auto-infiammatoria e nella gotta.

L’azione  antinfiammatoria

Ma il colchico non è il solo ad avere effetti antinfiammatori.

“Ci sono molte altre piante medicinali, parte ormai della nostra tradizione, che sappiamo essere utili nella prevenzione e cura dei sintomi influenzali”, ricorda Fabio Firenzuoli responsabile CERFIT, (Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana). Tra le più note c’è l’Echinacea, una pianta erbacea perenne originaria dell’America settentrionale, commercializzata sotto forma di integratore e già ampiamente utilizzata come immunostimolante e per trattare gli stati influenzali. “Non dimentichiamo”, aggiunge Firenzuoli, “che in questa malattia la componente infiammatoria gioca un ruolo essenziale: varie piante medicinali, tra cui la stessa curcuma, potrebbero svolgere un ruolo non banale, anche per ridurre il rischio di evoluzione fibrotica della polmonite”.

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Gli oli essenziali

Altre piante ricche di polifenoli, con notevoli attività antiossidanti, sono il sambuco e il cisto. Ci sono studi che ci dicono come queste “piante mediterranee contribuiscono a ridurre l’adesione del virus all’epitelio, e quindi il rischio di penetrazione nelle cellule”, spiega Firenzuoli. Non bisogna inoltre dimenticare alcuni oli essenziali che hanno già dimostrato attività antivirali. Questi potrebbero essere inseriti tra i presidi in grado di combattere anche infezioni virali come quelle da coronavirus. “Anche se si tratterebbe comunque di un’azione locale, attraverso gel per le mani o spray e aerosol da usare per disinfettare il cavo orale e le fosse nasali”, precisa Firenzuoli. Oppure semplicemente sotto forma di estratti di oli essenziali concentrati, che vengono utilizzati localmente per lenire stati dolorosi. Alcune gocce di questi olii, se versate in un recipiente di acqua messa a bollire, possono essere utilizzate per fare suffumigi. Aiutando a liberare la congestione nasale. Tra gli oli essenziali che hanno dimostrato un’attività antivirale vi sono l’olio essenziale di origano, eucalipto, melaleuca e di conifere, abbondanti in terpeni.

Si tratta nella maggior parte di studi preliminari fatti su colture di cellule o su animali. “Per alcuni di questi oli, di cui è già noto l’effetto antitosse, ci sono conferme di laboratorio a sostegno delle proprietà antivirali“, osserva Firenzuoli. Senza dimenticare che da tempo gli oli essenziali sono studiati per la loro attività ed efficacia antibatterica. Tanto che ne stanno studiando l’utilizzo nelle forme di antibioticoresistenza.

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