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Mangiamo sempre più plastica, e non ce ne accorgiamo!

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Attraverso l’acqua minerale in bottiglie di plastica, frutti di mare, sale, ingeriamo circa cinque grammi di plastica ogni settimana. E la salute non ringrazia.

L’effetto della plastica sul nostro organismo comincia a essere attenzionato dai ricercatori. Le tante immagini che vediamo sui mari invasi da tonnellate di plastica, non sono asettiche. Come se non ci riguardassero. Ma hanno un effetto anche sull’uomo. Quantomeno, si cominciano a misurare le concentrazioni che vengono assorbite attraverso la catena alimentare.

Alcuni studi, come quello avviato dall’Università di Newcastle in Australia, e commissionato dal WWF, misurano la quantità di plastica che l’uomo ingerisce. Ebbene ogni settimana una persona potrebbe ingerire in media fino a cinque grammi di plastica. Come se ognuno di noi ogni settimana si ingoiasse una carta Bancomat.

Come si arriva a tali conclusioni?

Dalla somma degli alimenti che mediamente mangiamo. A partire dalle particelle di plastiche, ben 1760, che mediamente assumiamo bevendo acqua. Soprattutto dalle bottiglie di plastica riciclata. Seguite dai frutti di mare, che a differenza dei pesci non possono essere eviscerati. Ostriche, Vongole, cozze contribuiscono con almeno 180 particelle di microplastiche. Sgombri, acciughe, sardine, gamberetti fanno il resto. Neanche la birra ed il sale marino sono esclusi. La birra con 10 particelle ed il sale con 11.

Ostriche, Vongole, cozze contribuiscono con almeno 180 particelle di microplastiche

Anche uno studio tedesco ha esaminato il contenuto di microparticelle nelle bottiglie di plastica. La maggior parte di contenuto di microplastiche è stato riscontrato nelle 15 confezioni di bottiglie di plastica (PET) esaminate. Tutte di marche differenti. Si sono contate oltre 100 particelle per litro nelle bottiglie di plastica riutilizzate e 10 per litro nelle monouso. Di molto inferiore la presenza di particelle nelle bottiglie di vetro e di cartone pressato. Lo studio, quindi, mette in evidenza come siano proprio le bottiglie di plastica a rilasciare microparticelle. Soprattutto quelle multiuso, segno del deterioramento a cui vanno incontro le bottiglie di plastica dopo diversi utilizzi.

Un altro studio interessante viene dall’Università di Catania. Grazie ad una nuova generazione di strumenti sono state misurate particelle al di sotto dei 10 micrometri. Sono stati presi in esame bottiglie di acqua minerale in plastica, di 10 produttori differenti. Le microplastiche erano presenti in tutti i campioni. Ma il dato nuovo, è che il numero di particelle aumentava in funzione dell’acidità. Quindi, più un’acqua è acida più aumenta il rilascio di microplastiche. Anche la robustezza della bottiglia influenza il rilascio di microfilamenti. Le bottiglie rigide rilasciano “pochi” filamenti grandi, quelle più morbide “molti” filamenti più piccoli.

L’acqua il principale veicolo

Quindi, il principale veicolo che trasporta le microfibre che la plastica rilascia è l’acqua. Maggiori imputati sono le bottiglie di plastiche. Difatti l’acqua del rubinetto ha una presenza di microfilamenti nettamente inferiori. Attenzione anche agli alimenti che sono confezionati con la plastica.

Bottiglie di Plastica - Mangiare plastica senza accorgercene
Il principale veicolo che trasporta le microfibre che la plastica rilascia è l’acqua

Temperatura e tipo di alimento influenzano il rilascio degli ftalati presenti nella plastica. Più la temperatura è alta e più è vicina la data di scadenza, maggiore è la probabilità che vengano rilasciati gli ftalati. Sostanze, queste, che possono provocare danni ormonali. Quanto le microplastiche possano influire sulla salute dell’uomo, oggi non è dato ancora sapere. Serviranno studi che possano verificare se vi sia il passaggio delle microfibre anche nel fegato. Nel frattempo gli studi esistenti hanno dimostrato che nei pesci tale passaggio c’è. Si spera che ciò non avvenga anche nell’uomo.

Uno studio dell’Università di Napoli ha dimostrato, inoltre, come il polistirolo rilasci delle nanoparticelle che inducono la produzione di proteine infiammatorie, alla base di malattie gastriche. Le particelle poi possono scomporsi ulteriormente, dando origine a monomeri di cloruro di vinile, associato al rischio di sviluppare tumori.

Cosa fare allora per proteggere la nostra salute?

Rinunciare alla plastica è certamente impensabile allo stato attuale. Ma limitarne fortemente il monouso e fare una raccolta differenziata massiva, quello certamente sì.

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