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Censiti tutti i batteri del nostro corpo: sono 150mila divisi in 5mila specie

Fonte : Corriere della Sera Salute –

di Giovanni Caprara –

Finora era stato censito il 23 per cento delle specie. Il microbioma che abbiamo nei Paesi occidentali è diverso da quello delle altre zone della Terra: ci siamo persi alcuni tipi di batteri

I batteri sono nati ben prima di noi. E per quattro miliardi di anni hanno colonizzato la Terra aiutando l’evoluzione biologica sino a favorire la comparsa dell’uomo. Sono quindi dovunque, compreso il nostro corpo umano e noi non potremmo vivere senza di loro. Conoscerli dunque è essenziale per capire il bene e il male che possono giocare nei nostri ritmi vitali.

Lo studio

Un passo importante su questo fronte è stato compiuto all’Università di Trento dove con una ricerca di metagenomica computazionale coordinata da Nicola Segata e Edoardo Pasolli del Laboratorio di metagenomica computazionale, appunto, hanno messo insieme il catalogo dei batteri che abitano nel nostro corpo più ricco e completo finora mai realizzato. E sono oltre 150mila quelli censiti e raccontati sulla rivista Cell. Per essere più precisi il lavoro di Segata e Pasolli ha portato alla ricostruzione di 154 mila genomi appartenenti a cinquemila specie, realizzando un identikit del microbioma umano che varia a seconda dell’età, della zona del corpo, dell’alimentazione e delle condizioni di salute. Oggi si stima che il numero dei batteri presenti nel nostro organismo arrivi a 40mila miliardi. Nel microbioma ci sono poi anche dei virus (in particolare virus di batteri chiamati batteriofagi) i quali non sono conteggianti per motivi tecnici.

Le differenze tra Paesi

«Finora – spiega Nicola Segata – era stato censito il 23 per cento delle specie. Il nostro lavoro ha portato a descrivere e analizzare il restante 77 per cento che era sconosciuto. La parte nota era il frutto di coltivazioni in provetta dei singoli batteri. Ma ce ne sono diversi che vivono in simbiosi con altri e ciò rendeva molto difficile l’operazione. Per questo abbiamo deciso di raccogliere e studiare direttamente 9428 campioni prelevati in tutti i continenti». Il microbioma cambia da persona a persona e il confronto dei campioni dalle varie zone della Terra ha messo in evidenza un dato rilevante: il microbioma che abbiamo nei Paesi occidentali è diverso da quello delle nazionali non occidentalizzate. «Ci siamo resi conto che abbiamo perso dei batteri che invece vivono ancora nelle popolazioni non occidentalizzate e questo è la conseguenza del nostro stile di vita differente, dell’alimentazione, dell’industrializzazione, dell’uso degli antibiotici e dell’igiene». Il lavoro è frutto di un imponente sforzo che ha unito competenze informatiche e capacità di trattamento di enormi quantità di dati. Arrivando a una conclusione importante: il risultato ha creato le condizioni per poter studiare ora le varie specie di batteri con un obiettivo preciso riguardante la nostra salute.

In futuro

«Adesso si vuol comprendere – aggiunge Segata – quali specie, ad esempio, sono legate all’aumento delle malattie autoimmuni, alle allergie e altre patologie complesse presenti nel mondo occidentale: dalle malattie gastrointestinali ai tumori». La ricerca ha portato anche una sorpresa inaspettata. Il settimo organismo intestinale più prevalente nella popolazione era una specie sconosciuta tra le più comuni. A Trento l’ hanno smascherata ricostruendo 1800 genomi che la descrivono e battezzandola “Cibiobacter qucibialis” (in onore del Dipartimento Cibio dell’Università) . L’imponente ricerca è frutto del finanziamento di due progetti europei: ERrc e Marie Sklodowska-Curie Actions e di una collaborazione internazionale che in particolare ha coinvolto alcuni docenti dell’università americana di Harvard impegnati nello studio delle popolazioni del Madagascar.

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