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Coronavirus, aria condizionata si può usare: sì oppure no?

Aria condizionata coronavirus si può usare o no

Ci stiamo avvicinando sempre più alla stagione calda, e con essa la necessità di raffrescare gli ambienti in cui viviamo. Sia tra le mura domestiche che in quelle lavorative, o semplicemente nei locali che frequentiamo.

In moltissimi casi, si ricorrerà all’uso dell’aria condizionata. Ma ai tempi del coronavirus, siamo sicuri che non ci sia possibilità di contagio?  Domanda che nasce da uno studio che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista Emerging Infectious Disease. E che mette in apprensione cittadini ed esperti.

Lo studio sul contagio al ristorante

Lo studio prende spunto da ciò che è accaduto in un ristorante di Guangzhou, in Cina. Durante un pranzo tenutosi nel locale una persona portatore di coronavirus e asintomatico, sembra avere infettato ben 9 commensali presenti. Tutte le persone contagiate erano sedute allo stesso tavolo o in quello vicino. Mentre sia gli otto camerieri che gli altri 73 avventori che erano presenti nel locale non sono stati contagiati.  Questo perché i contagiati erano tutti posizionati nella direzione del getto di aria del condizionatore. Posizionato in una sala tra l’altro priva di finestre. L’ipotesi dei ricercatori, quindi, è che i flussi d’aria creati dai condizionatori generano dei forti movimenti d’aria, che spingono anche le goccioline più pesanti lontano dal soggetto contagiato. Impedendo così che cadano a terra, ma vengano sospinte al di là di un metro di distanza. 

Coronavirus aria condizionata in ufficio si può usare oppure no

Gli esperti sono cauti

Ma gli studiosi dell’Istituto Superiore di Sanità avanzano dubbi e credono che si sia trattato di un caso episodico.

Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Iss, ha dichiarato che l’ipotesi “che l’aria condizionata possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza non è assolutamente provata”.

Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa ha sottolineato: “È fuor di dubbio che l’aria condizionata in casa non possa avere alcun effetto sulla trasmissione. I problemi potrebbero essere i flussi d’aria che vengono creati dai condizionatori perché potrebbero spostare le famose goccioline che contengono il virus molto più lontano dal famoso metro di distanziamento. Dipende se l’aria condizionata crea dei flussi”.

Pertanto usare il condizionatore di casa può essere privo di rischi. A condizione di effettuare la corretta manutenzione, a cominciare dalla pulizia o sostituzione dei filtri. Così come ammonisce Gaetano Settimo, coordinatore nazionale del Gruppo di studio sull’inquinamento indoor dell’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre va assicurato un ricambio d’aria dell’ambiente in cui ci si trova, onde consentire di portare fuori l’eventuale presenza del virus. Soprattutto se in casa vi è una persona contagiata.

Nei luoghi pubblici più attenzione

Molta più attenzione, invece, va riservata nei luoghi pubblici, o comunque affollati. Dove l’aria condizionata potrebbe rappresentare una fonte di contagio.

“Negli ospedali, nelle zone di quarantena, ma anche nei supermercati, nelle palestre o nei ristoranti – sottolinea Daniele Contini, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr (Isac) e presidente della Società Italiana Aerosol  -. Dove ci sono tante persone, tra le quali potrebbero esserci anche pazienti Covid-19 asintomatici, il rischio che eventuali droplets emesse con la respirazione o il parlato possano entrare in circolo potrebbe esserci. E poi attraverso il sistema di condizionamento potrebbero essere reimmesse nell’ambiente o essere trattenute sui filtri. In pratica, le goccioline più grandi tenderebbero a cadere ma se c’è un sistema di condizionamento possono essere rimescolate nell’ambiente, finire nell’apparecchio ed essere ri-espulse successivamente”.

Sui mezzi pubblici e in automobile

Indossare la mascherina in questi luoghi è perciò fondamentale per preservarci dal rischio contagio. Ciò vale anche se viaggiamo su un mezzo pubblico o un taxi. Dove oltretutto deve essere disinserita la funzione di ricircolo d’aria, per evitare di mantenere nel veicolo la presenza di batteri, muffe e virus. Anche qui arieggiare il mezzo aprendo un finestrino è l’atteggiamento da seguire.

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L’ambiente di lavoro

“Prima di far tornare le persone al lavoro – chiarisce Settimo – bisogna sistemare gli impianti di condizionamento. E la pulizia deve essere fatta ogni quattro settimane nel caso di singolo lavoratore (sempre lo stesso), in tutti gli altri casi ogni settimana”. Evitando di utilizzare disinfettanti spray o detergenti direttamente sui filtri, che verrebbero inalati una volta acceso il condizionatore. Creando, così, una potenziale irritazione alle vie respiratorie. Consentito l’uso di acqua e sapone liquido per igienizzare gli split e le griglie di ventilazione. I saponi devono essere privi di profumi perché possono creare fenomeni allergizzanti nelle persone sensibili. Asciugare con un panno subito dopo. I motori esterni meglio farli sanificare periodicamente da tecnici specializzati. Il protocollo dell’Iss prevede, inoltre, di eliminare totalmente la funzione di ricircolo dell’aria, oltre che arieggiare gli ambienti per alcuni minuti.

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