OKSalute.it
Cardiologia Salute

Pressione alta? Quali sono i valori da non superare

Pressione alta valori

Quali sono i valori soglia di pressione che non bisogna superare?

Attualmente vi sono due scuole di pensiero, una che viene portata avanti dai cardiologi statunitensi ed un’altra afferente ai loro colleghi europei.

Difatti la posizione dell’American College of Cardiology e dell’American Heart Association è quella di non superare assolutamente i valori di 130 di massima su 80 di minima, in quanto la pressione è già da considerare troppo alta, e quindi in questi casi bisogna subito intervenire.

Dal fronte opposto vi sono l’European Society of Cardiology e l’European Society of Hypertension che sostengono che si può tranquillamente ritenere che la soglia dei valori pressori è sotto i 140/90, in quanto, se si abbassa troppo la pressione al di sotto di 120/70, in alcuni soggetti potrebbe essere controproducente.

Quali i valori pressori:

Quindi, alla luce di queste due diverse posizioni, quando dobbiamo considerarci ipertesi per davvero?

A ciò dà una risposta Gianfranco Parati, coautore del confronto fra le linee guida americane ed europee e già presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, che spiega:

L’idea che si debba puntare più decisamente sotto il classico limite dei 140/90 è nata negli ultimi anni, quando è emerso che molti eventi cardiovascolari si registrano negli ipertesi in trattamento che hanno raggiunto valori attorno o appena inferiori a 140/90 e a seguito di studi che hanno mostrato come scendere al di sotto di 130 di massima conferisca un ulteriore, piccolo beneficio in termini di rischio cardiovascolare.

Così gli americani hanno cambiato il valore-soglia dell’ipertensione e il target da raggiungere con le cure, senza però considerare che quando si opta per terapie più aggressive c’è un prezzo da pagare: aumentano infatti gli effetti collaterali, tanto che molti pazienti interrompono i farmaci, perdendone così ogni vantaggio e ritrovandosi fuori controllo, quindi ad alto rischio.

Ecco perché gli europei hanno mantenuto la soglia di 140/90 e un obiettivo terapeutico sotto i 140/90, possibilmente vicino a 130/80, consigliando di scendere più giù solo se il trattamento è ben tollerato e valutando sempre caso per caso se e quando sia opportuno essere un po’ più aggressivi.

È stato fissato anche un limite inferiore: non si deve scendere al di sotto di 120/70 con una terapia, perché i rischi supererebbero i possibili vantaggi.

Intervenire prima possibile:

Quindi, specifica Parati «Più che focalizzarsi ad abbassare la pressione quanto più possibile in un iperteso, però, è bene cercare di correggerla appena la individuiamo: il messaggio non deve essere “più bassa è, meglio è”, ma “prima è, meglio è; iniziare una terapia tardi, quando la pressione ha già provocato danni irreversibili e il pericolo di eventi cardiovascolari è molto alto, significa solo tamponare le falle: si ottiene un beneficio, ma resta un rischio residuo di complicanze non indifferente perché l’ipertensione ha già avuto modo di creare danni agli organi. Curare la pressione alta quando non ha ancora fatto troppi guai e i valori sono solo di poco superiori alla norma significa avere un successo maggiore con la terapia, che funziona meglio se le arterie non sono già troppo irrigidite, e soprattutto consente di fare vera prevenzione e rimanere sani, perché non ci sono ancora alterazioni strutturali dell’apparato cardiovascolare e si può tornare alla normalità».

Stile di vita:

Oltre che intervenire per tempo e tempestivamente, bisogna ricordare di non trascurare lo stile di vita come spiega Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia:

Cambiare le abitudini è indispensabile se si ha la pressione alta e spesso basta se il problema non è troppo grave o viene affrontato per tempo.

La pressione scende in misura significativa se si perde il peso in eccesso, si riduce l’alcol, si passa a una dieta ricca di vegetali, cereali integrali e a basso contenuto di grassi.

Serve ovviamente anche contenere l’apporto di sodio e aumentare quello di potassio.

Infine, è necessario l’esercizio fisico: ogni volta che si fa attività aerobica la pressione cala visibilmente, se la si pratica con regolarità i benefici sono evidenti.

Purtroppo bisogna registrare che oltre la metà degli ipertesi non svolge alcuna attività fisica, è prettamente sedentario e con una circonferenza vita superiore alla soglia di sicurezza per le malattie metaboliche e cardiovascolari, conseguenza di un peso eccessivo e di una cattiva alimentazione.

Si raccomanda negli ipertesi, inoltre, di evitare di assumere liquirizia, in quanto è riconosciuto il suo effetto ipertensivo.

Età e patologie:

Altri elementi da considerare, per determinare i valori pressori soglia, sono l’età e il profilo di rischio legato alla presenza di altre patologie.

Infatti nelle persone anziane e fragili per esempio è preferibile avere un atteggiamento prudente, perchè crolli di pressione troppo repentini potrebbero essere causa di cadute e possibili fratture.

In chi è affetto da una malattia renale cronica si può restare con valori compresi fra 130-140 e 70-79; mentre nei diabetici, in chi ha avuto un ictus o un infarto e nei pazienti con patologie coronariche è giusto puntare a valori 130/80 e anche inferiori, qualora però ciò non comporti conseguenze peggiori.

Farmaci:

Qualora, però, le buone abitudini di vita non bastano, bisogna passare all’assunzione di farmaci, prevalentemente a base di principi attivi combinati in una sola pillola.

Sottolinea Parati: «Se la pressione è solo lievemente elevata all’inizio può andare bene un singolo medicinale, altrimenti le pillole “combinate” possono aiutare: l’associazione di farmaci con meccanismi d’azione diversi ha infatti una maggior probabilità di funzionare, inoltre consente di diminuire le dosi necessarie per ogni singolo farmaco e quindi i possibili effetti collaterali, semplifica la cura e aumenta le chance che venga seguita. La scarsa aderenza al trattamento infatti è un problema. Dati raccolti in Lombardia mostrano che dopo un anno la metà degli ipertesi già non si cura più, spesso proprio per colpa degli effetti collaterali della terapia. Calibrarla bene in modo che sia più tollerabile è essenziale e oggi le combinazioni aiutano, perché non ci sono più soltanto quelle ad alto dosaggio ma ne esistono di vari tipi e a dosi differenti, anche basse».

Controlli:

Conclude Indolfi «L’ipertensione è uno dei fattori di rischio cardiovascolare più importanti, aumenta infatti il rischio di infarto, scompenso cardiaco, ictus e fibrillazione atriale. Però non dà sintomi, a parte rarissimi casi (quando la pressione alta procura per esempio mal di testa e la perdita di sangue dal naso, ndr), così tuttora spesso si scopre di essere ipertesi in occasione di un ricovero per eventi cardiaci traumatici, come un infarto o un ictus. Per poter correre prima ai ripari è indispensabile misurare la pressione regolarmente, almeno una volta l’anno durante l’età adulta e ovviamente anche più spesso in caso di fattori di rischio come diabete, sovrappeso, sindrome metabolica».

Post correlati

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE