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Cardiologia Salute

Coronavirus e cuore, come proteggerlo dall’infarto

La mortalità dei pazienti con problemi cardiovascolari è in aumento. Per timore di contagiarsi ritardano di recarsi in pronto soccorso.

Il covid ha avuto come effetto collaterale quello di creare il panico da contagio. Soprattutto pensando alle strutture ospedaliere. E ciò ha costituito un deterrente per i pazienti a recarsi immediatamente in ospedale. Soprattutto per le persone che hanno avuto i segni di un infarto, dove il ricovero in ospedale deve essere fatto ai primi sintomi. Quando si avverte un dolore dietro lo sterno che si irradia verso la gola e le braccia, con un respiro che d’improvviso diventa affannoso è il caso di chiamare il 118. La tempestività è vitale. Le malattie cardiache, con l’infarto in prima linea, sono infatti “tempo-dipendenti”. E non è ammissibile che chi presenta i segni di un infarto rischi la vita per paura di trovarsi in ospedale per essere curato. Il messaggio è lanciato dal GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica). Ogni minuto, infatti, che passa dall’insorgenza dei sintomi può uccidere milioni di cellule cardiache. Con un ritardo d’intervento di 10 minuti l’indice di mortalità aumenta del 3%.

Ricoveri diminuiti

Purtroppo, il Covid, ha visto diminuire gli accessi cardiologici in ospedale mediamente del 40%. Addirittura sono diminuiti del 70% i ricoveri per infarto acuto e le procedure di Cardiologia Interventistica strutturale transcatetere. Ma “le procedure urgenti vengono effettuate giorno e notte, in tutti i centri di riferimento per il trattamento invasivo delle patologie cardiovascolari. L’ospedale resta luogo di cura e al suo interno viene presa ogni misura necessaria per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza”. A ricordarlo è Giuseppe Tarantini, Direttore Emodinamica e Cardiologia Interventistica dell’Azienda ospedaliera Università di Padova e Presidente del GISE. Tarantini ribadisce anche come le persone con cardiopatie debbano essere vaccinate prima possibile per Covid-19, in quanto pazienti più a rischio di contrarre l’infezione.

La campagna “il cuore non aspetta”

La campagna viene proposta attraverso diversi mezzi, con l’obiettivo di interessare e sensibilizzare il maggior numero di persone sul fatto che “il tempo è cuore” e sull’importanza di un trattamento tempestivo in caso d’infarto, senza perdere tempo. Per tutti c’è la possibilità di visitare una piattaforma web dedicata, sicurialcuore.it. Di guardare uno spot che vede testimonial l’attore Claudio Amendola. Di ascoltare un video-appello del campione olimpico e mondiale di pugilato Patrizio Oliva. Di “vedere” come i reparti in era Covid-19, affrontano in urgenza l’infarto. Come trattare le altre patologie con questi strumenti, oltre ad appuntamenti virtuali per i pazienti. “Abbiamo sentito il bisogno di lanciare questa iniziativa – continua Tarantini – perché numerosi studi nazionali e internazionali hanno documentato drammatici ritardi nel chiedere soccorso in caso di infarto acuto, associati ad un netto aumento di mortalità e complicanze. L’infarto, più di altre malattie cardiovascolari è una patologia strettamente tempo-dipendente. Per ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento, la mortalità aumenta del 3 per cento. In aggiunta, si è osservata un’enorme riduzione di tutte le procedure di Cardiologia Interventistica, indirizzate al trattamento di altre patologie cardiovascolari anch’esse in misura diversa tempo-dipendenti. Tante patologie in era Covid-19 fanno fatica a ricevere cure adeguate, ma noi lavoriamo a pieno regime e in piena sicurezza. I pazienti che manifestano sintomi di sofferenza cardiaca devono rivolgersi con fiducia alle cardiologie e alle Emodinamiche del nostro Paese”.

“Il cuore non aspetta – spiega Francesco Saia, Cardiologia Policlinico Universitario Sant’Orsola Malpighi Bologna e coordinatore della campagna – è la nostra iniziativa contro la paura del contagio ospedaliero e serve a contrastare, con l’aumento degli interventi tardivi, mortalità e complicanze. Dalla primavera 2020 abbiamo avuto, a livello nazionale, una contrazione di tutti i trattamenti delle malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio e angina pectoris) e delle malattie cardiache strutturali (stenosi aortica, insufficienza mitralica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco). I dati riferiscono di morti per infarto triplicate, rispetto allo scorso anno, e di complicanze raddoppiate”.  

Covid e malattie cardiovascolari

L’attenzione elevata verso il Covid ha fatto perdere di vista le malattie cardiovascolari. Che non bisogna dimenticare essere la prima causa di morte in Italia. Oltretutto proprio la presenza di queste patologie sono un fattore di rischio aggiuntivo in caso di infezione da Sars-CoV-2, con una prognosi mediamente peggiore. “Il Covid-19 – ricorda Giovanni Esposito, Direttore Cardiologia, Emodinamica e UTIC dell’Azienda ospedaliera Università Federico II di Napoli e Presidente eletto GISE – continua a mietere le sue vittime, ma le malattie cardiovascolari restano nettamente la prima causa di morte in Italia, con 240mila decessi ogni anno e 7,5 milioni di persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore. Milioni di persone che, in caso divengano positive al Covid-19, sono a loro volta esposte a un maggior rischio di complicanze cardiovascolari e di ricovero in terapia intensiva e a una probabilità di decesso più che doppia (da 2 a 4 volte maggiore), rispetto a chi non ha problemi di questa natura. La diffidenza dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie, nonostante l’impegno a mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura, di emergenza o urgenza, sta riportando il nostro Paese indietro di vent’anni sul tema della prevenzione delle patologie cardiovascolari”. “La Cardiologia Interventistica – conclude Tarantini – con l’angioplastica coronarica e l’impianto di stent, è il primo e più efficace presidio di cura per l’infarto miocardico acuto. Inoltre, l’eccezionale sviluppo di tecniche mini-invasive transcatetere permette il trattamento di molte patologie cardiache, con un forte impatto su mortalità, morbilità e prognosi, sui tempi di ospedalizzazione e il rischio di complicanze rispetto agli interventi chirurgici tradizionali, su risorse come respiratori e letti di terapia intensiva, utili ai pazienti Covid-positivi. In piena pandemia le procedure percutanee che sostituiscono o riparano le valvole cardiache danneggiate sono pertanto assolutamente strategiche”.

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