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Rassegna Salute

Tumore al rene: come viene curato? E si può guarire completamente?

Corriere della Sera Salute

Nuove terapie, anche meno invasive, farmaci biologici e attenzione agli stili di vita.
Una patologia da cui si può guarire, soprattutto se scoperta in tempo

Sono preoccupata per uno zio al quale è stato diagnosticato un tumore al rene. Leggo che questo tumore è più frequente negli ultimi anni, perché? C’è una predisposizione genetica a svilupparlo? Allo zio dicono che le possibilità di cura e di guarigione sono oggi molto migliori che in passato, è vero?

Risponde Francesco Montorsi, primario di Urologia e direttore scientifico IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

 

 

 

 

Il tumore al rene

Ogni anno, più di 350 mila nuovi casi di tumore del rene vengono diagnosticati nel mondo. L’incidenza della patologia sta aumentando progressivamente, specie nei Paesi Occidentali, dove fattori predisponenti comportamentali (soprattutto fumo e obesità) e ambientali (in particolare sostanze inquinanti) stanno determinando un incremento del rischio di sviluppare la malattia. Numerosi aspetti di predisposizione genetica sono stati chiariti (ad esempio, le mutazioni a carico di un gene chiamato VHL), anche se nella maggior parte dei casi il tumore si sviluppa in assenza di ereditarietà familiare. La malattia colpisce sia gli uomini sia le donne e soprattutto tra i 50 e i 70 anni di età, nonostante esistano molti casi diagnosticati anche in soggetti molto più giovani. Spesso il tumore al rene viene scoperto per caso, durante esami eseguiti per altri motivi (ad esempio, una ecografia dell’addome) in assenza di sintomi evidenti. In questi casi la prognosi è generalmente molto buona con una guarigione completa dopo trattamento medico da parte dell’urologo. In un terzo circa dei casi, il tumore si identifica purtroppo per la presenza di sintomi (ad esempio dolore al fianco, sangue nelle urine, febbre di origine sconosciuta) spesso secondari alla malattia localmente avanzata o addirittura metastatica. In questi casi, la prognosi è purtroppo compromessa dalla presenza di una malattia molto più aggressiva.

 

 

I metodi di cura

Un articolo scientifico, pubblicato sulla rivista Lancet da medici e ricercatori dell’Unità di Urologia e dell’Urological Research Institute IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (U. Capitanio and F. Montorsi The Lancet 2015) ha recentemente riassunto le principali e le più moderne conoscenze in termini di diagnosi e terapia del tumore del rene. In particolare, lo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche (ad esempio l’uso del robot) e di nuovi farmaci (terapie biologiche mirate) che stanno progressivamente migliorando i risultati delle cure. In passato, quando si riscontrava una “massa anomala” nel rene, il paziente veniva sottoposto a interventi demolitivi e invasivi che comportavano una grossa incisione addominale, la rimozione di tutto il rene e della ghiandola surrenalica (piccolo organo che si trova sopra al rene, che produce ormoni). Oggi, in molti casi, si può intervenire rimuovendo solo la parte malata del rene, oppure si può sottoporre il paziente a trattamenti alternativi (ad esempio bruciando o congelando il tumore per via percutanea, cioè inserendo un ago attraverso la cute).

 

 

Alcuni sintomi da non sottovalutare

In alcuni casi può bastare la semplice osservazione nel tempo, perché, soprattutto quando diagnosticate precocemente e di piccole dimensioni, le masse renali risultano spesso benigne o a bassa aggressività. E quando l’intervento è necessario, il miglioramento delle tecniche chirurgiche mini-invasive (soprattutto laparoscopia e chirurgia robotica) ne diminuisce l’impatto in fase post-operatorio e sulla qualità di vita nel lungo periodo. Proprio su questo tema il San Raffaele ha organizzato, per il 1° ottobre a Milano (Museo della Scienza e Tecnologia, ore 18) un incontro aperto al pubblico, dal titolo “Il ruolo della chirurgia robotica in urologia: passato, presente e futuro”, con Mani Menon, padre della chirurgia robotica urologica. Infine, lo sviluppo di nuovi farmaci biologici e la loro integrazione con la terapia chirurgica stanno contribuendo a migliorare il controllo oncologico anche nei casi di malattie già metastatiche alla diagnosi. Il tumore del rene è, insomma, un esempio di come gli sforzi nella ricerca clinica e di base permettano di fare passi da gigante, migliorando le prospettive di sopravvivenza degli ammalati e la loro qualità di vita. Fondamentale è tuttavia condurre uno stile di vita sano e sottoporsi a controlli medici periodici, specie se si è tra i soggetti a rischio (fumatori, ipertesi, sovrappeso, con familiarità per patologia renale). Inoltre, mai sottovalutare i segnali del corpo: in caso di comparsa di sintomi sospetti è consigliabile una valutazione del proprio medico di famiglia e una eventuale visita urologica.

 

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