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Rassegna Salute

Europa, melanoma curato ‘all’antica’ Troppe disparità per accesso alle cure

Adriana Bazzi  Corriere della Sera Salute

Lo svela uno studio della Società europea di oncologia. In Italia il Servizio sanitario riesce per ora a fornire anche i trattamenti nuovi per la malattia

In Europa esiste un «caso melanoma». Emblematico. Almeno 5 mila persone, con una forma grave di questo tumore della pelle, non sono curate come si deve. Non hanno, cioè, accesso alle cure più innovative, come le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia, che hanno radicalmente modificato la sopravvivenza dei pazienti negli ultimi anni. «Prima del 2011 non c’erano grandi possibilità di trattamento per il melanoma metastatico, (e purtroppo la diagnosi di questo tumore spesso avviene quando la malattia è ormai diffusa, ndr ) – ha ricordato Lidija Kandolf -Sekulovic dermatologa all’Accademia Militare di Belgrado (Serbia) a Copenaghen, in occasione del congresso annuale dell’Esmo, la Società Europea di Oncologia Medica – ma negli ultimi cinque anni sono arrivati, in clinica, farmaci che possono prolungare la sopravvivenza di questi pazienti fino a diciotto mesi, rispetto al passato e, in alcuni casi, anche oltre i dieci anni, come hanno riportato ricerche pubblicate in letteratura. Ma non sempre i pazienti hanno accesso a questi farmaci, soprattutto se vivono nei Paesi dell’Est e del Sud Est dell’Europa». Lo testimonia un’indagine, promossa proprio dall’Esmo, in 29 nazioni europee, con la collaborazione di numerose istituzioni, compresa l’Università Cattolica di Roma. Indagine che ha dimostrato come nei Paesi dell’Europa occidentale almeno il 70 per cento dei pazienti sono curati con medicine innovative, mentre in certi altri questa percentuale si ferma al dieci per cento: spesso i farmaci non vengono registrati e tantomeno rimborsati.

Ridotto il rischio mortalità

In Italia le terapie per il trattamento delle forme avanzate di melanoma ci sono e sono fornite dal Sistema sanitario nazionale, compresi i nuovi immunoterapici (farmaci che stimolano le difese dell’organismo a difendersi dalle cellule maligne) come il nivolumab e l’ipilimumab. Ma per quest’ultimo le indicazioni si stanno ampliando. «L’ipilimumab – sottolinea Paolo Ascierto che dirige, a Napoli, l’Oncologia Medica all’Istituto Tumori, Irccs Fondazione Pascale dove arrivano pazienti da tutt’Italia – ha dimostrato di poter ridurre del 28 % il rischio di mortalità quando viene somministrato come terapia adiuvante e cioè subito dopo l’asportazione chirurgica del melanoma, con l’obiettivo di evitare la comparsa di metastasi». Più pazienti, dunque, saranno candidabili al trattamento, ma i costi aumenteranno. E molto. E il caso del melanoma, tutto sommato una neoplasia abbastanza rara, non è isolato.

Terapie innovative

Queste terapie innovative stanno rivoluzionando anche la cura di altri tumori, a partire da quelli più diffusi come il cancro al seno, al polmone o al colon retto, fino a quelli meno frequenti, come le neoplasie alla vescica, al pancreas, al rene.
Per ora l’Italia garantisce l’accesso alle cure (forse con alcune disparità regionali) ma fino a quando? Secondo i dati dell’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, l’Italia spende meno per gli antitumorali rispetto alla Germania e alla Francia, ma ottiene guarigioni superiori in neoplasie come quelle del seno, polmone, colon-retto e stomaco. In particolare, nel nostro Paese, la spesa per queste terapie, nel 2014, è stata di 2,9 miliardi, mentre in Germania ha raggiunto quota 6,2, e in Francia 4,2 miliardi.

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