Epatite B, malattia ‘nascosta’. La rete di esperti internazionali per sconfiggerla

Fonte : La Repubblica –

di Valeria Pini –

Un manifesto pubblicato  su The Lancet Gastroentology&Hepatology, alla vigilia del Congresso EASLl sulle malattie del fegato che si inaugura domani a Vienna

NEL MONDO 257 milioni di persone hanno contratto il virus dell’epatite B, ma potrebbero essere di più. Ma è una patologia di cui si parla ancora troppo poco e molto di più potrebbe essere fatto per combatterla.  Per questo l’International Coalition to Eliminate HBV, un gruppo di ricerca indipendente internazionale, lancia una nuova strategia per affrontare il problema: una rete di esperti internazionali in continuo contatto per scambiarsi informazioni sulle ultime ricerche in materia. Un manifesto che gli esperti hanno appena pubblicato  su The Lancet Gastroentology&Hepatology, alla vigilia del Congresso EASLl sulle malattie del fegato che si inaugura domani a Vienna.

L’epatite B è una malattia infiammatoria del fegato causata dal virus HBV, uno dei virus più infettivi al mondo. Come nel caso del virus HIV, Il contagio avviene principalmente per scambi di sangue da persone infette che avvengono, ad esempio, durante rapporti sessuali non protetti.  La patologia può essere di difficile individuazione poiché l’insorgenza è spesso subdola e con sintomatologia praticamente assente.

L’allarme

“Non possiamo accettare che ogni anno 900.000 persone perdano la vita per questa malattia – spiega il professor Peter Revill, ICE-HBP presidente del Medical Scientist al VictorianDiseases Reference Laboratory del Peter Doherty Institute of Infection and Immunity dell’Università di Melboure, in Australia. “Nonostante il numero alto di malati questa malattia è trascurata e trattata al pari di una patologia tropicale minore. La ricerca nel campo dell’Epatite B potrebbe fare molto per aiutare i pazienti a convivere con il loro male e contribuire a ridurre lo stigma collegato a quest’infezione cronica”.

Il vaccino

L’epatite B si previene con il vaccino, che in Italia è obbligatorio dal 1991. E’ una vaccinazione sicura che costa anche poco: circa mezzo dollaro a dose. Ma il problema è diffuso in quei paesi dove non esiste la vaccinazione obbligatoria come, ad esempio, i paesi dell’Est, la Cina, la Cambogia, Taiwan e il Giappone. La via sessuale è fra quelle prevalenti di contagio, anche se ovviamente qualunque contatto di sangue o fluido corporeo potrebbe trasmettere il virus. “Si trasmette anche fra mamma e nascituro, – spiega il professor Luca Guidotti,vice direttore scientifico dell’Ospedale San Raffaele di Milano, un patologo sperimentale che da quasi 30 anni studia l’epatite B – per questo è importante vaccinare le donne per evitare che i bambini si ammalino. Ma si trasmette anche utilizzando aghi contaminati con iniezioni, tatuaggi e, soprattutto in passato con trasfusioni”.

Acuta o cronica

La forma acuta del’epatite B ha una durata inferiore ai sei mesi, specialmente in chi contrae il virus in età adulta, perché il sistema immunitario di un adulto, se è in salute, riesce di solito a sconfiggere completamente la patologia. Se l’infezione dura più di sei mesi, diventa cronica. Questo succede perché in questo caso l’organismo non riesce ad eliminare del tutto il virus. In questi casi, la patologia dura indefinitamente e può portare a problemi molto seri come cirrosi epatica e cancro del fegato. Basti pensare che il tumore epatico associato all’infezione cronica da HBV è la seconda causa di morte per cancro al mondo dopo il fumo di tabacco. Va ricordato inoltre che il vaccino previene l’infezione ma non cura l’epatite B cronica, per la quale esistono pochi farmaci antivirali che, come nel caso dei farmaci anti-HIV, vanno assunti per tutta la vita per evitare pericolosi ritorni di malattia epatica. Tali terapie hanno costi molto elevati per la società e, purtroppo, non riducono significativamente il rischio di sviluppare il cancro del fegato.

La strategia

“In alcune zone del mondo la malattia è endemica e con gli spostamenti di popolazione i casi sono aumentati anche in Italia. Si pensi ad esempio che negli ultimi anni la Lombardia ha raddoppiato i costi per i farmaci per l’epatite B cronica”, spiega Guidotti. Servono strategie nuove per una maggiore sensibilizzazione sul tema e l’iniziativa dell’International Coalition to Eliminate HBV va proprio in questa direzione. “Coinvolgere chi studia, come me, queste malattie e creare una rete globale è una strategia positiva. C’è bisogno – conclude Guidotti – di una coalizione come questa fra gli accademici che sostenga la ricerca. E’ importante anche per convincere le agenzie governative a sostenere gli studi in questo campo. Anche perché trovare nuove terapie contro l’epatite B potrebbe portare un enorme vantaggio socio economico”.

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