Alzheimer, attività fisica per due ore a settimana per prevenirlo

Fonte : La Repubblica –

di Viola Rita

Bastano circa 52 ore in sei mesi per migliorare le abilità cognitive. Il risultato in persone con più di 65 anni sia in salute sia già con un deterioramento lieve

ATTIVITÀ FISICA, alimentazione corretta e prevenzione cardiovascolare sono i tre pilastri della salute del cervello per migliorare le performance cognitive, riducendo l’insorgenza di Alzheimer o di altre forme di demenza. I riflettori degli scienziati sono spesso puntati sull’attività fisica che, secondo un numero crescente di evidenze, assume un ruolo sempre più centrale nel prevenire e nel rallentare queste patologie. Oggi, uno studio guidato dal Beth Israel Deaconess Medical Center a Boston rivela qual è la quantità di tempo necessaria da dedicare all’attività fisica per avere benefici tangibili. I risultati dello studio sono pubblicati su Neurology Clinical Practice.

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• LO STUDIO
Nello studio, i ricercatori hanno esaminato 4.600 trial clinici, per capire quanta e quale attività svolgere, e ne hanno selezionati 98 che includevano più di 11mila persone con più di 65 anni, sia quelle in perfetta salute sia quelle che mostravano già qualche segno di declino cognitivo. Gli autori hanno poi studiato il tipo di esercizio fisico, la durata di una sessione, la frequenza e le ore totali, mettendole in relazione con il miglioramento delle competenze legate a memoria, linguaggio, pensiero critico e orientamento spaziale e temporale.

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Dalla ricerca è emerso che tutte le attività fisiche di tipo aerobico, dalla camminata alla corsa fino alla bicicletta fino ad esercizi che coinvolgono corpo e mente, come lo yoga e il tai chi (ma anche esercizi anaerobici come il sollevamento pesi in palestra) possono portare benefici significativi. I vantaggi maggiori sono stati rilevati nell’aumentare l’attenzione e la velocità dei processi legati alle abilità intellettive, spiegano gli autori, sia nei partecipanti sani sia in quelli che avevano un deterioramento cognitivo lieve (mild cognitive impairment). La durata ideale dell’esercizio fisico necessario per ottenere questi risultati è stata misurata, a livello statistico, ed è pari a 52 ore durante un periodo di sei mesi, circa due ore di attività fisica a settimana. Si tratta di un tempo molto simile a quello raccomandato dalle linee guida internazionali, che indicano di fare moto per 150 minuti a settimana, circa 30 minuti al giorno.

Gli esperti stanno ancora studiando in che modo l’esercizio fisico agisca proteggendo il cervello: evidenze recenti mostrano che nei topi l’esercizio aerobico, oltre a ridurre il rischio cardiovascolare – che è collegato alla formazione di placche amiloidee e allo sviluppo di Alzheimer e demenze – ha migliorato la plasticità dell’ippocampo, un’area cerebrale fondamentale per la memoria, e ha aumentato la memoria spaziale.

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• IL PARERE DEL NEUROLOGO
In certi casi fare regolarmente una buona quantità di attività fisica potrebbe addirittura battere gli altri due elementi, ovvero alimentazione adeguata e attenzione al rischio cardiovascolare, come spiega Camillo Marra, professore della Clinica della Memoria presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma. “Movimento, dieta e salute cardiovascolare sono i tre cardini su cui possiamo intervenire per prevenire l’esordio di una forma di demenza – sottolinea Marra –. L’attività fisica è uno strumento molto potente, come dimostrano evidenze prodotte nel Nord Europa: in persone con un familiare affetto da demenza, praticare un esercizio costante e mediamente intenso azzerava l’aumento del rischio collegato alla familiarità”.

L’ideale, secondo l’esperto, è svolgere 50 minuti di attività fisica almeno due o tre volte alla settimana, dalla camminata (veloce, non una passeggiata lenta) alla corsa, dal nuoto al cardiofitness. “Per i più anziani – aggiunge Marra – può essere più indicato un movimento fisico non troppo intenso, come ad esempio la cyclette o il tapis roulant, che possono essere regolati rispetto alla velocità o all’intensità”. Anche se è bene cominciare non da anziani, ma il prima possibile (già dall’infanzia) a far entrare l’attività fisica nella nostra quotidianità.

Oltre a sport, dieta e prevenzione cardiovascolare, anche una vita affettiva e sociale ricca promuove il benessere cognitivo. Non è un caso infatti, che un recente studio abbia collegato la perdita del coniuge, dunque l’essere vedovi, con un maggior rischio di demenza. Una valida soluzione potrebbe essere quella di fare sport con gli amici o i familiari, così in una sola volta si combinano i vantaggi del movimento con quelli di una buona compagnia.

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