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Una doppia firma molecolare per curare meglio il tumore al seno

Ilaria Vitali  Corriere della Sera Salute

Una ricerca italiana condotta all’Istituto dei Tumori di Milano permetterà di riconoscere
i casi più responsivi alle cure con un farmaco mirato

Nel 1993 per Barbara Bradfield non c’erano molte prospettive: dopo due anni da una mastectomia totale e una lunga chemioterapia il suo cancro al seno si era ripresentato in maniera ancora più aggressiva. E l’abbondanza del marcatore HER2 sulle sue cellule tumorali non prometteva niente di buono. Dopo più di vent’anni però la signora sta bene, grazie al fatto di aver accettato allora di sottoporsi per prima a una cura sperimentale con un anticorpo monoclonale prodotto in laboratorio e rivolto proprio contro la molecola HER2 che etichettava il suo tumore: un farmaco, chiamato trastuzumab, che dopo quella di Barbara avrebbe cambiato la vita di molte donne.

Un solo farmaco, diversi risultati

Non tutte le pazienti con tumore al seno HER2 + (positivo) rispondono però in maniera così clamorosa al trattamento: se per alcune, come Barbara, si può parlare di una vera e propria guarigione; per altre il miglioramento, quando c’è, è solo transitorio. Finora non c’era modo di saperlo in anticipo: un’informazione che potrebbe invece avere un impatto importante nella scelta di adottare questo farmaco e di associarlo o meno alla chemioterapia. Un importante passo avanti in questo senso viene da uno studio italiano pubblicato sulla rivista Cancer Research, condotto da Serenella Pupa ed Elda Tagliabue del Dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, in collaborazione con Manuela Iezzi dell’Università di Chieti e Patrizia Nanni dell’Università di Bologna. La ricerca, finanziata da AIRC e dal Ministero della Salute, ha messo in luce come nel 25 per cento circa dei tumori al seno HER2+ vi sia una “doppia firma molecolare” che si associa a una maggiore efficacia del trattamento. Una doppia firma molecolare segnala chi risponderà meglio alle cure «Con questa ricerca abbiamo scoperto che trastuzumab è più efficace quando la proteina HER2 è presente in una variante chiamata d16HER2, caratterizzata dalla perdita di una sua piccola porzione» spiega Serenella Pupa, «e se in concomitanza è attivata un’altra molecola chiamata Src (pSrc), indispensabile per trasmettere alle cellule tumorali il segnale di questa forma tronca di HER2». Le pazienti con tumore al seno HER2+ in cui è stata individuata questa doppia firma molecolare (d16HER2/pSrc) sono state anche quelle in cui il farmaco è risultato straordinariamente efficace, uccidendo le cellule tumorali e bloccando la progressione della malattia.

Nuovi studi

«Prima che questa osservazione possa influenzare le scelte terapeutiche è bene però che sia confermata su un maggior numero di casi» puntualizza con prudenza Elda Tagliabue, «cosa che abbiamo già cominciato a fare». Dallo studio delle molecole a prospettive di diagnosi e cura Il passo successivo, su cui anche si sta già lavorando, in collaborazione con l’Università di Milano, sarà quello di mettere a punto un kit diagnostico che permetta ai laboratori di individuare le pazienti che potranno trarre maggiore beneficio dalla cura. “Ma dalla conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi molecolari alla base del successo del trastuzumab nelle pazienti con questa doppia firma molecolare si potrà poi partire per trovare altre soluzioni, in grado di ottenere il miglior risultato terapeutico in tutte le donne con tumore al seno HER2 positivo» auspica Elda Tagliabue.

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