Le cure non sono uguali per tutti e c’è rancore per la sanità «ingiusta»

Fonte : Corriere della Sera Salute –

di Maria Giovanna Faiella

Quasi 4 italiani su 10 provano rabbia verso il Servizio sanitario a causa di liste di attesa troppo lunghe e casi di malasanità. La salute prova d’esame per il nuovo governo

Quasi quattro italiani su dieci provano rabbia verso il Servizio sanitario a causa delle liste di attesa troppo lunghe o per i casi di malasanità; più di un cittadino su quattro è critico perché, oltre alle tasse, tocca pagare di tasca propria troppe prestazioni. E c’è chi non vorrebbe essere costretto a spostarsi in un’altra Regione per curarsi. Per più di un italiano su due le opportunità di diagnosi e cura non sono più uguali per tutti, anche se, almeno un cittadino su tre, di fronte al rischio di ammalarsi, continua a pensare: «Meno male che il Servizio sanitario esiste». A fotografare il rancore degli italiani nei confronti di una sanità «ingiusta» è l’ottavo Rapporto su «Sanità pubblica, privata e intermediata in Italia» realizzato da Censis e Rbm-Assicurazione Salute su un campione rappresentativo di mille italiani, presentato a Roma nel corso del Welfare day 2018.

Più spesa privata, più disuguaglianze

«L’anno scorso, secondo i dati dell’Istat, è stata di 37,3 miliardi la spesa sanitaria privata degli italiani per acquistare di tasca propria prestazioni sanitarie, pagando il ticket o per intero, e si stima che a fine anno arriverà al valore record di 40 miliardi – dice Francesco Maietta, responsabile dell’area politiche sociali del Censis -. La spesa privata delle famiglie sta crescendo a un ritmo più alto dei consumi: nel periodo 2013-2017 è aumentata del 9,6 per cento in termini reali, molto più dei consumi complessivi (più 5,3 per cento). Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari e, per gli operai, se ne va l’intera tredicesima (quasi 1.100 euro l’anno) per pagare cure sanitarie familiari». Si spende soprattutto per acquistare farmaci (li hanno acquistati 7 cittadini su 10 per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro), per visite specialistiche (6 cittadini su 10 per una spesa di 7,5 miliardi), prestazioni odontoiatriche (4 italiani su 10 per una spesa di 8 miliardi), ma anche per esami diagnostici, protesi e ausili.

Debiti per 7 milioni di italiani

Nell’ultimo anno, prosegue l’indagine di Censis-Rbm, 7 milioni di italiani si sono indebitati per pagare prestazioni sanitarie private e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. «La spesa sanitaria privata rappresenta la più grande forma di disuguaglianza in sanità» afferma Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute, che propone «l’introduzione di un secondo pilastro sanitario: in termini economici – sostiene Vecchietti – questa impostazione potrebbe consentire di dimezzare e assicurare un contenimento della spesa sanitaria privata attualmente a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di euro, riducendo l’impatto sui redditi delle famiglie, in particolare per quelli medio bassi».

«Ognuno si curi a casa propria»

Due lavoratori su tre, rileva il Rapporto del Censis, hanno dovuto assentarsi dal lavoro per recarsi presso una struttura del servizio sanitario o accompagnare un familiare perché l’ambulatorio era chiuso in orari non lavorativi. Il 54,7 per cento dei connazionali crede che non si hanno più uguali opportunità di diagnosi e cura per tutti. Ma ci sono anche i “furbi”: 12 milioni di italiani hanno saltato le lunghe liste d’attesa nel Servizio sanitario grazie a conoscenze e raccomandazioni. 13 milioni di italiani sono contrari alla mobilità sanitaria fuori Regione, e 21 milioni dicono che bisogna penalizzare con tasse aggiuntive o limitazioni nell’accesso alle cure del Servizio sanitario le persone che compromettono la propria salute a causa di stili di vita nocivi, come i fumatori, gli alcolisti, i tossicodipendenti e gli obesi. Secondo il Censis, è questa una delle reazioni alla sanità percepita come «ingiusta», il sintomo del rancore di chi vuole escludere e punire gli altri per non vedersi sottrarre risorse pubbliche per sé e i propri familiari.

Cresce la rabbia verso il Servizio sanitario

Il 37,8 per cento degli italiani prova rabbia verso il Servizio sanitario a causa delle liste di attesa troppo lunghe o per i casi di malasanità. Il 26,8 per cento è critico perché, oltre alle tasse, bisogna pagare di tasca propria troppe prestazioni e perché le strutture non sempre funzionano come dovrebbero. Il 17,3 per cento prova, invece, un senso di protezione e, di fronte al rischio di ammalarsi, pensa: «Meno male che il Servizio sanitario esiste». L’11,3 per cento prova un sentimento di orgoglio, perché la sanità italiana è tra le migliori al mondo. I più arrabbiati verso il Servizio sanitario sono i cittadini con redditi bassi (43,3 per cento) e i residenti al Sud (45,5 per cento). Ma per un miglioramento della sanità il 63 per cento degli italiani non si attende nulla dalla politica. Per il 47 per cento i politici hanno fatto troppe promesse e lanciato poche idee valide, per il 24,5 per cento non hanno più le competenze e le capacità di un tempo.

La sanità test per il governo

I più rancorosi verso il Servizio sanitario sono gli elettori del Movimento 5 Stelle (41,1 per cento) e della Lega (39,2 per cento), ma sono anche i più fiduciosi nella politica del cambiamento (rispettivamente 47,1 per cento e 44,7 per cento). «La sanità ha giocato molto nel risultato elettorale (per l’81 cento dei cittadini perché è stata una questione decisiva nella scelta del partito per cui votare – afferma Maietta -. E sarà uno dei test con cui gli italiani metteranno alla prova il governo del cambiamento».

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