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Rassegna Politica Sanità

«Io mi curo al Sud», la giusta campagna che non vorrei più

Fonte : Corriere del Mezzogiorno –

di Marco Trabucco Aurelio –

Chissà che l’errore più grande, in termini di programmazione sanitaria, non sia quello di ragionare ancora in termini di Nord e Sud, piuttosto che d’Italia e di diritto alla salute uguale per tutti

«Io mi curo al Sud» è la campagna lanciata dal Pascale per far germogliare il seme della fiducia nei pazienti che sono abituati ormai a decenni di viaggi della speranza. Spesso, viaggi della disperazione. Quella del Pascale che – ricordiamolo – è ormai un’eccellenza a livello internazionale nell’ambito della ricerca e della cura delle malattie oncologiche, è una giusta battaglia. Ma, per logica, è anche il segnale di una drammatica realtà: curarsi al Sud sarà realmente possibile per tutti (e nel migliore dei modi) solo quando campagne del genere non serviranno più. Gli ultimi dati degli oramai decennali tavoli tecnici ministeriali per le regioni commissariate certificano – tranne per qualche eccezione – un’ inversione di tendenza. Semplificando: il Sud “sprecone “in sanità non esiste più. Problema risolto? Chiaramente no. Essere paziente al Sud significa ancora scontare un gap di decenni di gestione poco attenta, non lungimirante e a volte poco responsabile della “cosa pubblica”. Ma la rotta è cambiata : Curarsi al Sud non solo è possibile, si può farlo nel migliore dei modi.

Per rimanere in termini nautici in un Paese come l’Italia l’abbrivio è poderoso. Per questo Regioni che hanno invertito la rotta spesso sono nuovamente travolte da onde di malasanità. E nel dubbio che la nave imbarchi acqua, ancora molti pazienti (a volte a ragione, a volte a torto) continuano a spostarsi verso le più rassicuranti terre del Nord. Dunque, cosa significa essere pazienti al Sud? Avere a disposizione eccellenze grandi quanto, e talvolta più, di quelle che si trovano al Nord. Ma significa ancora rischiare di aspettare ore in un pronto soccorso prima di essere visitati. Essere trattati con terapie innovative che in alcune regioni del Nord non si trovano, o purtroppo essere trattati affatto. Essere pazienti al Sud significa certamente avere a disposizione professionisti della sanità, tanti di caratura internazionale, che con grande dedizione tutelano la nostra salute pur nelle piccole –grandi difficolta quotidiane. Chissà che l’errore più grande, in termini di programmazione sanitaria, non sia quello di ragionare ancora in termini di Nord e Sud, piuttosto che d’Italia e di diritto alla salute uguale per tutti.

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