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Cura del diabete, intesa Cardarelli-Niguarda: anche a Napoli il trapianto delle “isole pancreatiche”

Fonte : Il Denaro –

Il gemellaggio, avviato un anno fa, tra il Cardarelli di Napoli e il Niguarda di Milano. Il trapianto delle cosiddette “isole Ppancreatiche”, utile al trattamento del diabete di tipo 1, sarà ora possibile anche in Campania: e il Cardarelli diventa uno dei sei centri italiani nei quali è possibile realizzare questo intervento (gli altri sono Milano Niguarda, Milano San Raffaele, Pisa, Perugia e Palermo Ismet) . «E’ il primo risultato concreto – spiega il direttore generale del Cardarelli, Ciro Verdoliva – di una cooperazione che ha lo scopo di ampliare e migliorare l’assistenza attraverso uno scambio delle nostre reciproche esperienze».
Il Niguarda di Milano ha iniziato il suo percorso di trapianto delle isole pancreatiche nel 2009, grazie alla collaborazione con il Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami, guidato dal professor Ricordi. Si tratta di un programma multi-specialistico che richiede la collaborazione di diverse équipe: gli specialisti della diabetologia e della nefrologia per la gestione del paziente, lo staff dei trapianti e gli anestesisti per il prelievo dal donatore, la terapia tissutale per la preparazione delle cellule e gli psicologi per valutare se il paziente sia pronto ad intraprendere questo iter di cura. Il candidato tipo al trapianto è una persona affetta da diabete di tipo 1, una patologia su base autoimmune, che colpisce in giovane età. La patologia è spesso scompensata – ovvero i valori della glicemia sono per lunghi periodi fuori controllo – e generalmente si tratta di pazienti che per una serie di motivi non si possono sottoporre al trapianto di pancreas o al trapianto combinato di rene e pancreas, ad esempio per problematiche cardiovascolari.
«In questi casi vengono prelevate dal pancreas di un donatore le cellule deputate alla produzione di insulina – dice Federico Bertuzzi, Responsabile della Banca della cute e delle isole pancreatiche di Niguarda- e trattate in laboratorio con una delicata e complessa procedura di separazione e di purificazione. Una volta pronte, possono essere trapiantate nel paziente mediante un’iniezione, nella vena porta, nel fegato. Qui attecchiscono e incominciano a produrre insulina. Inoltre per evitare il rigetto, il paziente inizia ad essere trattato con una terapia immunosoppressiva». In pratica, dopo il trapianto la produzione dell’insulina avviene grazie a queste cellule che si insediano nel fegato. “Per noi è motivo di orgoglio poter condividere con i colleghi del Cardarelli il know how acquisito dai nostri professionisti grazie alla storica collaborazione con il team del professor Ricordi di Miami – dice Marco Bosio, Direttore Generale di Niguarda- Questo è solo l’ultimo dei risultati ottenuti dalla partership tra questi due grandi ospedali metropolitani, un protocollo d’intesa che ha come obiettivo lo scambio di best practice ed esperienze per una crescita bidirezionale delle sue strutture”.
E lunedì 11 febbraio, in occasione di uno degli incontri di approfondimento e confronto tra le equipe di esperti, saranno presenti al Cardarelli il direttore generale del Niguarda e il professor Camillo Ricordi per illustrare tutti i dettagli di questo importante risultato.

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