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Random Desire, il nuovo album di Greg Dulli

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A furia di ripeterci continuamente che oggi non si ascolta più musica di livello come una volta (ad esempio i mitici anni ’70), finiamo per cadere nel clichè del “già sentito”. Mentre invece la realtà, a saperla ascoltare bene  è, ovviamente, assai diversa.

Un esempio lampante viene da questo “Random Desire” di Greg Dulli.

Un signor disco che, al momento,potrebbe essere additato come uno dei più significativi di questo difficile e impegnativo inizio 2020. A dimostrazione che dell’ottima musica circola anche in questi anni e di questi tempi. Greg Dulli, il cognome non tragga in inganno, è di origini irlandesi e non italiane, è chitarrista, autore e cantante. Cinquantacinque anni, nativo dell’Ohio,è un “nome” nel suo campo, quello per intenderci di un rock alternativo. Che passa dal funky alla Prince al rock’n’roll alla Mark Lanegan ( per intenderci quello dei Screaming Trees, band fondamentale per l’evoluzione del grunge. Come a dire una variante “aggressiva” di rock metropolitano).

Greg Dulli Rando Desire album

Esperienza da solista

Alla sua prima esperienza solista Greg Dulli ha tirato fuori dal cilindro un autentico colpo di magia che ricorda un po’ il suo passato di leader degli Afghan Whigs e dei Twilight Singers. Ma al tempo stesso rilascia un lavoro eclettico ed espressivo che in 10 brani e in 36 minuti di musica lascia il segno. Basta l’inizio di “Pantomima” ,il primo brano in scaletta, per dare le coordinate di un artista che conosce il mestiere. Ma che ha imparato la lezione più importante : definire un suo “stile”. E Greg Dulli lo definisce, eccome. A “Pantomima” ,molto chitarristico , elettrico ,seguono “Sempre” un altro ottimo brano anche sul versante dell’ interpretazione. Già a “Marry Me” con il suo arpeggio ipnotico e la voce quasi sussurrata ci rendiamo conto di tutte le potenzialità messe a frutto in “Random Desire”. Le “esplosioni sonore”, comunque, non sono finite perché c’è la bellezza di “The Tide” cantata quasi sul filo dell’acuto più tirato. Come pure “A Ghost” sintesi di una malinconica  storia d’amore.

E cosa dire dell’impatto di “Scorpio” con il connubio tra piano, voce e chitarra e di quel riff di piano e campionatore di  “It Falls Apart”? Dulli ha più volte ribadito che essendo il suo batterista in tour con i Raconteurs. Il bassista tornato al college. E l’altro chitarrista in attesa di diventare padre, voleva fare qualcosa di suo, di personale. Anche se la qualità del progetto è tale che fa pensare che da molto tempo ci stesse lavorando su.

Forse anche l’autoisolamento del periodo ha influito

E “Random Desire”  sancisce di fatto il rilancio di un artista che molto probabilmente nessuno immaginava provvisto ancora di tante anime e di tante suggestioni. Non a caso “Random Desire” nato tra New Orleans e Los Angeles ha avuto un periodo di decantazione nel famoso deserto del Joshua Tree Park. Dove Dulli ha soggiornato ospite dell’amico Christopher Thorne che lì nei pressi ha uno studio di registrazione.

Tempo del quale Greg ha detto “Amo la città ma il buono del deserto è che sei completamente connesso con te stesso. Ti svegli la mattina, vai a camminare, cominci a lavorare e vai avanti fino alle due di notte. Lasci che la vita semplicemente accada”. La prossima volta, stiamo più attenti a dire  che di questi tempi non si fanno più grandi dischi , di buona musica, come in passato. “Random Desire” di Greg Dulli ne è la più evidente smentita.

Pantomina, uno dei singoli estratti dall’album Random Desire

Buon ascolto.

Alfonso Losanno.                       

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