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FIORELLA MANNOIA, il suo nuovo album Padroni di niente

Fiorella Mannoia non si smentisce mai e tira fuori sempre lavori fervidi e interessanti. Se vogliamo pensare al periodo che stiamo attraversando, “Padroni di niente” ha il valore di un dono provvidenziale. Quello che solo gli artisti sono in grado di fare, con la loro sensibilità e il loro talento.

Padroni di niente

 “Padroni di niente” parte già dalla copertina a darci questa suggestione con un rimando inequivocabile al quadro “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. La tela in questione è del 1818 e ha rappresentato a tal punto le tematiche del suo tempo da divenirne il simbolo iconico. In pratica il viandante di spalle vive un’intensa esperienza spirituale, il sublime romantico in cui con tutti i nostri dubbi e le nostre insicurezze “contemplavamo” l’infinito. Oggi nella stupenda foto di copertina di Francesco Scipioni anche Fiorella Mannoia è ritratta di schiena con il suo bastone da passeggio. Ed è altrettanto facile immedesimarsi in lei. Ma il paesaggio che contempla è quello “postindustriale” di una ciminiera (potrebbe essere Taranto?) e dei grattacieli (che ci sono un po’ in tutto il mondo). Quello che nel quadro di Friedrich era una situazione psicologica ed emotiva degli ideali romantici scaturiti dalla contemplazione della maestosità della natura qui ci fa imbattere in qualcosa che ci dà il senso di come drammaticamente l’uomo abbia scompaginato la natura stessa cambiandola (e non sempre in meglio, ovviamente).  Da qui “Padroni di niente”, che dà il titolo a tutto l’album (a distanza di un solo anno dal precedente “Personale”).

L’Album ed il Covid-19

Diretta e impietosa conseguenza dello sguardo dell’artista romana su un periodo storico sospeso per l’epidemia di Covid19. Che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere. Periodo in cui riflettere che nessuno è padrone di nulla: “perché è bastata una minuscola entità biologica per mettere in ginocchio un’intera umanità, compreso quel mondo, il nostro, che credevamo invincibile”.

Otto brani

Le canzoni, otto in tutto, sono state oculatamente scelte cominciando dalla title track firmata da Amara (al secolo Erika Mineo). Che avevamo conosciuto nella sanremese “Che sia benedetta” del 2017 e ne “Il peso del coraggio” del 2019. In questo disco firma anche il brano “La gente parla” scritta insieme a Simone Cristicchi. Il disco è bello, coerente e compatto perché pur fra tanti autori diversi, l’interprete fa la differenza. E tutto gira intorno a lei, alla sua voce e alla sua personalità. C’è anche un pezzo della cantautrice Olivia XX (alias Arianna Silvestri) che duetta con la Mannoia in “Solo una figlia”. Un dialogo per raccontare in parallelo le storie di due adolescenti vittime di violenza. Un pezzo che ci dice come la “signora della musica italiana” con i suoi splendidi 66 anni sia in ottimi rapporti con gli autori delle ultime generazioni. Che condividono con lei il sapore amaro delle lezioni della vita. Quelle che ci ricordano quanta fatica, quanti sacrifici, quanta “fortuna” ci vuole per non ritrovarci “Padroni di niente”.

Buon Ascolto

Alfonso Losanno

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