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Ennio Morricone, 1928-2020

ennio morricone biografia

Ennio Morricone, la biografia del grande maestro delle colonne sonore cinematografiche.

“Non potrei mai andare sul set se non avessi già a disposizione la musica di Ennio. Anche attori abituati alla presa diretta come Henry Fonda, Charles Bronson e Robert De Niro si sono trovati in un primo momento disorientati di fronte al mio modo di girare con la musica. Poi, però, il giorno che li ho voluti accontentare e ne ho fatto a meno, sono stati proprio loro a volerla di nuovo. La musica li aiutava ad entrare nei personaggi e nell’atmosfera del film. Ogni tema musicale, infatti, rappresenta un personaggio e Morricone, dopo aver raccontato analiticamente la storia del film, riusciva a cogliere perfettamente lo spirito e le caratteristiche” (Sergio Leone)

Quando ci lascia un grande artista abbiamo tutti la stessa reazione. Sembra quasi si tratti di uno “di famiglia”. E, in realtà, forse è proprio così. L’unica differenza è che l’artista non nasce nella nostra famiglia ma poco a poco ne viene a far parte. Ci abituiamo e aspettiamo le sue opere come parte della nostra sensibilità che lui stesso ha contribuito a svelare e a cui dobbiamo emozioni e desideri che altrimenti non avremmo saputo neanche di provare. Nel caso di Ennio Morricone che ci ha lasciato il 6 luglio a Roma per i postumi di una caduta che gli aveva procurato la frattura di un femore, perdiamo un artista che persino il gruppo rock dei Metallica, sul sito della rivista “Rolling Stone”, ha ricordato così : “ Maestro la tua carriera è leggenda, la tua musica senza tempo”. Il Maestro in questione avrebbe fatto educate e umili alzate di spalle verso complimenti come questi e dopo aver ringraziato rispettosamente avrebbe detto,per l’ennesima volta, di non considerarsi un genio ma solo un artigiano che amava il suo lavoro più di ogni cosa.

Un lavoro che però lui ha portato a livelli di perfezione straordinari. Impossibile citare tutti i temi da film che ha scritto. Stiamo parlando di musiche per oltre 500 film (ebbene sì, cinquecento). Ognuno, dal più famoso (ha vinto innumerevoli premi tra cui anche due Oscar),al meno citato, nato dall’ispirazione, dalla lettura del copione, dall’evocazione delle sceneggiature in un tema musicale in grado di sintetizzare l’anima dell’intero film. In pratica, come lo ha ricordato Nicola Piovani “ Un maestro di bottega dove si congiungevano divinamente ispirazione etica e olio di gomito”. Erano questi i “segreti” di un “artigiano” geniale come Ennio Morricone. Che già nel 1946 era uno dei compositori e direttori d’orchestra più promettenti, anche se lo conosceva solo una ristretta cerchia di addetti ai lavori. L’industria discografica in Italia nel 1955 avrebbe avuto il decollo definitivo e lui, classe 1928, nativo di Arpino in provincia di Frosinone, diplomato al conservatorio di Santa Cecilia a Roma, sarebbe stato da subito della partita. Il suo diploma comprendeva la tromba, la banda e la composizione, e in quest’ultima branca aveva avuto come professore Goffredo Petrassi.

La sua formazione, un musicista di solida cultura “classica”, poteva apparentemente mal conciliarsi con le esigenze della neonata musica “leggera”, con una casa discografica come la Rca che nasceva in quel periodo bisognosa di idee e innovazioni adatte ai tempi ma il maestro mostrò subito un eclettismo stupefacente e propose una serie di arrangiamenti entrati nella storia della canzone. Suoi erano gli arrangiamenti di “Sapore di sale” di Gino Paoli o di “Andavo a cento all’ora” per Gianni Morandi” e di tantissimi altri da Edoardo Vianello a Rita Pavone, da Mina a Riccardo Cocciante. Morricone un lavoro lo aveva avuto quasi subito alla RAI ma aveva dato le dimissioni quando seppe che come dipendente le sue musiche non sarebbero state trasmesse. La musica per Ennio Morricone era la vita stessa anche se la “svolta” ci fu nel 1964 quando accettò di collaborare per le musiche di un film western. Il regista era Sergio Leone, suo compagno di classe alle elementari. Il film “Per un pugno di dollari”. La colonna sonora ebbe un successo clamoroso, senza precedenti. Incredibilmente incisiva e moderna per un film western. E per altri film di Sergio Leone ci furono altre colonne sonore, altrettanto fortunate.

Ai nostri giorni, Morricone era capace di avere tra i suoi estimatori artisti come Celine Dion o Bruce Springsteen ma quello che contava di più per lui, al di là degli elogi della critica e dell’ambiente artistico in genere, era il riscontro del pubblico. Anche se forse proprio per questo suo carattere “popolare”, erano arrivati tardi i riconoscimenti. Forse, proprio il successo delle musiche per i film di Sergio Leone gli avevano dato l’etichetta di musicista “da spaghetti western”. Anche se la produzione di Morricone comprendeva i generi più svariati e pur collaborando con registi di tutto il mondo. Fortunatamente al Maestro è stata fatta giustizia perché con “Mission” di Roland Joffè nel 1986 si gridò allo scandalo quando non vinse l’Oscar. Tutti davano per scontato che quella sua colonna sonora, semplicemente straordinaria, evocativa, epica, quasi indicibile, lo strameritasse davvero. Poi, nel 2007 è arrivata la prima statuetta, alla carriera “per i suoi contributi magnificenti e sfaccettati all’arte della musica da film”. In pratica una specie di risarcimento dell’Academy dopo essere stato nominato per 5 volte tra il 1979 e il 2001 senza aver mai raggiunto il traguardo. Nel 2016 c’è stato il bis con l’Oscar per il film “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.

Ma ormai il Maestro a certe cose non badava più. Per lui che aveva da sempre temuto, fin dai primi giorni del suo matrimonio nel 1956 con l’amata Maria, di non riuscire a portare sufficienti soldi a casa, quello che contava era vivere della sua musica. Fino alla fine, quando si è reso noto un documento lasciato alla famiglia, a funerali privati già celebrati. Un autonecrologio letto dall’amico di famiglia Giorgio Assumma dove dice “Io Ennio Morricone sono morto. […] C’è solo una ragione che mi spinge a salutare tutti così [ … ] : non voglio disturbare”.

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