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ROCCO HUNT Libertà

È vero che per le nuove generazioni si verificano cambiamenti che si potrebbero definire “epocali”?

La risposta è, o dovrebbe essere, sicuramente affermativa, specie se riferita ad alcuni ambiti, come ad esempio quello della musica contemporanea.

Un esempio paradigmatico è questo ragazzo di 25 anni, originario di Salerno, da ritenersi un artista ormai navigato.

Signore e signori, stiamo parlando di Rocco Hunt, che al quarto disco, dal titolo evocativo “Libertà” parla, alla sua età, non di un rilancio ma di una ripartenza.

D’accordo, qualcuno ricorderà che stiamo parlando di un enfant prodige, di un artista che già da ragazzo dava dimostrazioni di avere i numeri per sfondare.

Non a caso ha già vinto a Sanremo 2014 nella sezione Nuove Proposte, ha firmato grandi successi popolari, i suoi dischi hanno avuto grandi riscontri in termini di vendite e questo “Libertà” ha praticamente esordito piazzandosi direttamente al primo posto in classifica.

Segno inequivocabile dell’enorme attesa che c’era sul nuovo lavoro del rapper salernitano.

Rocco Hunt, al secolo Rocco Pagliarulo, ha fatto le cose in grande, un disco ambizioso con sedici brani e ben nove collaborazioni. Tutte davvero molto riuscite.

Partendo dal brano di apertura “Mai più” in duo con Achille Lauro, che parla degli errori del passato e del potere dell’esperienza a “Maledetto Sud” con Clementino in “lingua” napoletana con chiari riferimenti all’attualità di terra dei fuochi e delle sue stridenti contraddizioni.

Rocco Hunt – Maledetto Sud (Testo) feat. Clementino

Una delle collaborazioni eccellenti è quella con Neffa in “Se tornerai”, uno dei brani più intensi del disco.

Ovviamente non manca il potenziale tormentone  come “Ti volevo dedicare” con ospiti i Boomdabash e J-Ax, brano in continua rotazione in tutti i circuiti radiofonici.

A quattro anni dal suo ultimo disco di inediti Rocco Hunt si conferma indiscutibilmente uno dei più interessanti interpreti dell’affollato mondo dell’hip hop nostrano.

Rocco ci tiene a dire la sua e lo fa evolvendosi senza soluzione di continuità con testi molto curati, l’uso del napoletano (molto congeniale per rappare) ma anche di un italiano che partendo da spunti autobiografici fotografa il momento storico e sociale che stiamo attraversando.

Le qualità migliori di questo artista,la felicità del fraseggio e l’orecchiabilità, risaltano, se possibile, ancora di più rispetto al passato e probabilmente la recente paternità ha accentuato anche la sua già innata empatia.

In ogni caso è da encomiare un artista che seppure così giovane non ha paura di alzare ulteriormente l’asticella delle sue prestazioni basandosi fondamentalmente sul racconto e sul cuore.

Buon ascolto.

Alfonso Losanno

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