OKSalute.it
Benessere Psicologia

Coronavirus, tutti in casa: le regole per la convivenza forzata

Coronavirus casa convivenza in famiglia

Come affrontare senza squilibri la convivenza “forzata” a casa per tanto tempo con il resto della famiglia. Il suggerimento degli esperti.

Tutti gli italiani sono costretti a restare chiusi in casa per impedire l’aumento dei contagi da coronavirus.

Una condizione mai vissuta prima, che non solo ha modificato la vita di tutti i giorni, ma ci presenta una condizione nuova in assoluto. Vivere “forzatamente” all’interno della propria abitazione 24 ore consecutive e per tanti giorni, un intero nucleo familiare. Genitori e figli insieme. Senza interruzione. Senza potersi rapportare fisicamente con i propri amici, con i propri sentimenti, con la vita esterna. Ci si trova improvvisamente a dover fronteggiare tutti insieme il tanto tempo a disposizione, nella stessa casa e condividendo gli stessi spazi. Come farlo, quindi, senza creare conflitti e dominare i momenti di ansia e di tensione che possono verificarsi. A parere degli esperti di psicologia positiva dopo questa esperienza e quando tutto sarà alle nostre spalle ci ritroveremo ad essere persone migliori.

Per un adulto è difficile cambiare abitudini

La nostra società è proiettata tutti i giorni a produrre reddito, beni, servizi, e consumi smodati che riempiono tutto il nostro essere. Gli impegni sono tantissimi, ci sovrastano e dobbiamo starci dietro, a volte senza pause. Anche nei giorni di cosiddetto riposo siamo sempre pieni di appuntamenti, viaggi, attività sportive, e tanto altro.

Ed ora? Un brusco e improvviso fermo a tutto questo. Come un interruttore che spegne la luce.

“Il problema principale – spiega Chiara Ruini, professore associato di psicologia clinica presso l’Università di Bologna e presidente della Società Italiana Psicologia positiva – è che ci viene chiesto lo sforzo di cambiare il nostro stile di vita. Cosa che per un adulto è quanto di più difficile ci sia. Soprattutto se il cambiamento deve essere repentino e non graduale come accade, per esempio, quando si tenta di smettere di fumare o di dimagrire”. “E’ così difficile – continua l’esperta – perché si richiede di modificare il proprio quotidiano e l’essere umano è abitudinario anche nelle cattive abitudini. Inoltre, c’è il fattore della motivazione: di fatto, le persone che stanno bene sono scarsamente motivate a fare questi cambiamenti, non ne percepiscono la necessità a livello personale e quindi sono più restie a farli”.

Come gestire i compiti tra moglie e marito

Nei nostri nuclei familiari sono sempre più frequenti i casi in cui marito e moglie lavorano entrambi. Pertanto si è abituati a gestire il proprio tempo ed il proprio lavoro in maniera indipendente, e a riunirsi la sera. E così vale anche per l’organizzazione dei figli o delle faccende domestiche. Ritrovarsi all’improvviso a suddividersi gli spazi, anche lavorativi, gli impegni con i figli e l’organizzazione domestica può rappresentare un problema.

Chi va a fare la spesa, chi intrattiene i figli, chi cucina, chi fa le faccende domestiche?

Se non si è una famiglia equilibrata e serena, allora la lite può scoppiare. Difatti, spiega Ruini. “Nelle famiglie ‘sane‘ questa fase può essere l’occasione per scoprire nuove dimensioni della vita familiare, per condividere più tempo insieme e riscoprirsi l’un altro”. In queste famiglie può succedere, infatti, di suddividersi i compiti invertendo gli schemi abituali. Se lui, per esempio, svolge un’attività che lo costringe a stare lontano dalla famiglia, potrebbe rimanere in casa ad occuparsi dei figli, o della cucina. Mentre, viceversa, la moglie si concede un momento di pausa.

 “Invece, nelle famiglie disfunzionali, nelle quali è già presente qualche problema – prosegue la psicologa – bisogna darsi delle regole di convivenze e dividersi bene i compiti. Stabilendo, per esempio, chi va a fare la spesa, chi si stacca dal computer per far da mangiare, chi gioca un po’ con i bambini e così via. Altrimenti, questa convivenza forzata può diventare una miccia esplosiva”.  

Come saremo dopo tutto questo tempo chiusi

Come ci ritroveremo dopo che saremo rimasti a lungo tra le mura domestiche? Lontani dalla quotidianità?

“E’ importante ritrovare una forma di ottimismo e di speranza ma basandosi su un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità reciproca”, dice Ruini. “Ora siamo nella fase del trauma, poi ci aspetta una fase di crescita post-traumatica che ha degli aspetti positivi. Stiamo diventando più coscienti della nostra vulnerabilità e anche della reciprocità. Questa epidemia ci sta facendo capire che non basta pensare solo a noi stessi, che è importante il recupero del senso del noi. E poi dopo aver sperimentato questo senso di fragilità, avremo l’opportunità di apprezzare di più la vita”.

Post correlati