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Il fritto all’italiana è più leggero Anche per il cuore

Fonte: Corriere della Sera Salute

Elena Meli

Peccati di gola concessi se si usa olio di oliva o di girasole e in piccole quantità

Se viene fritto, qualsiasi cibo diventa una prelibatezza, si sa: croccante e saporito, è una gioia per il palato. Un po’ meno per cuore e vasi. Come spiega una ricerca condotta su oltre 15 mila persone, dall’Università di Harvard, l’abitudine a mangiare il fritto aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, come lo scompenso cardiaco.

Limitarsi a una volta la settimana

La probabilità cresce del 18 per cento in chi cede alla golosità da una a tre volte alla settimana, ma schizza del 68 per cento se i fritti si portano in tavola tutti i giorni. A prima vista una “dose” da mangioni incorreggibili, in realtà non così difficile da raggiungere in vacanza, quando si allenta un po’ il controllo sulla dieta e le tentazioni si moltiplicano: un bel fritto di calamari e gamberi in riva al mare, la ciambella per merenda, un piatto di patatine per contorno alla sera ed ecco che in un solo giorno abbiamo già “sforato” le quantità consentite in una settimana. «Il grasso di cottura aumenta le calorie ingerite e quindi il girovita, che a sua volta fa salire pressione e colesterolo, favorendo, in ultima analisi, le malattie cardiovascolari — spiega l’autore dell’indagine, l’epidemiologo Luc Djousse —. La tendenza a esagerare con i fritti potrebbe però essere indice di una dieta in generale poco sana, vera responsabile dei danni al cuore; detto ciò, è comunque opportuno limitarne il consumo, lasciando che siano una piacevole eccezione non più di una volta a settimana, meglio ancora una o due al mese».

Molto dipende da come e con che cosa si frigge

Addio a patatine e olive all’ascolana, allora? Non per forza, fermo restando che si tratta di piatti da concedersi con parsimonia, una ricerca dell’Università Autonoma di Madrid su 40 mila spagnoli non conferma infatti il legame fra fritto e malattie di cuore, sottolineando che molto dipende da come e con che cosa si frigge. Perché un conto è un fritto bisunto e inserito in un’alimentazione zeppa di cibi troppo calorici, tutt’altro è quello “alla mediterranea”, tipico anche dell’Italia. «Friggere con olio d’oliva o di girasole, non riutilizzando l’olio per le cotture successive e impiegandone poco, rende il prodotto finale relativamente più salutare — osservano gli autori sulle pagine del British Medical Journal —. Inoltre, se il fritto è parte di una dieta bilanciata, il suo impatto su cuore e vasi è minore: tutto ciò può spiegare perché non si sia trovata una correlazione diretta fra consumo di fritto e malattie cardiovascolari». Insomma, se negli altri pasti non si sgarra, un fritto cucinato a regola d’arte si può gustare senza sensi di colpa.

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